Si fa solo quello che diverte e si legge solo quello che è facile: così oggi la letteratura è in pericolo

43letteratura1Le confessioni di S. Agostino, l’Idiota di Dostoevskij, la Comedia e il canto di Ulisse: nell’inferno dei lager queste e altre opere erano care a chi non voleva sprofondare nel baratro dell’abbrutimento. “Intercessori” è l’interessante definizione di R. Mazzeo: fonti imprescindibili per diventare sé stessi e, aggiungerei, per posizionarsi nella sfera dell’umano. I grandi autori, infatti, presentano tutti “qualche elemento di grandezza”e sono sempre attuali.
Oggi purtroppo la letteratura è in pericolo (T. Todorov 1939-2017). Pochi giorni or sono una insegnante universitaria mi confidava la sua desolazione. Apri un testo e subito senti la domanda: a che cosa serve? Lo spirito dei tempi persuade a fare solo ciò che è utile. Regna la noia: non si potrebbe leggere qualcosa di più piacevole? Certo, si fa solo ciò che diverte. E se una pagina presenta difficoltà, il rifiuto è garantito.
Si fa solo ciò che è facile. Questo, in aule universitarie. Il percorso preuniversitario si può immaginare quale sia stato. Esistono eccezioni, per fortuna. Ma in generale, lo dicono i numeri, si legge poco. C’è anche da chiarire che cosa e come si legge. Si chiede J. Franzen: “Chi ha tempo di leggere letteratura quando ci sono tanti blog su cui tenersi aggiornati?” (Progetto Kraus, Einaudi).
43letteratura2Ma non fermiamoci ai blog. Nei grandi empori le montagne di carta scoraggiano anche chi ha una certa dimestichezza con i libri e i vecchi librai che davano consigli, sono scomparsi. Dopo La letteratura in pericolo di Todorov, l’ Elogio della letteratura di Z. Baumann e R. Mazzeo (Einaudi) merita un’attenta lettura. Letteratura e sociologia sono inseparabili: l’immagine delle gemelle siamesi rende bene l’idea. Letteratura, storia o sociologia hanno lo stesso “apparato nutritivo” e devono condividere gli stessi obiettivi.
La letteratura, con i suoi strumenti e con la sua cassetta degli attrezzi, ci porta nel mondo segreto dell’uomo, fatto di emozioni e pulsioni, di predisposizioni e tensioni al bene o al male, di attese e timori. Insomma ci conduce dove avviene la ricerca di senso e si decide il nostro destino. Se il libro è “intercessore”, l’insegnante può essere persuasore.
Una guida è necessaria: ad essa, per essere credibile, si chiede competenza e convinzione. L’ossequio passivo a circolari e programmi è soffocante. A questo proposito l’Elogio del ripetente di E. Affinati è molto istruttivo. L’allergia alla lettura di Sonia svanisce il giorno in cui ascolta l’insegnante mentre legge I Carpentieri dai Racconti di Kolima del russo V. Salamov. I veterani del gulag erano in grado di determinare senza ricorrere al termometro la temperatura: nebbia gelata -40, sputo che gela in volo -55 e oltre. Sonia ascolta e poi scrive del nonno: le gambe congelate durante la guerra sono il punto focale della sua narrazione.
La letteratura parla del nostro io, dell’inesauribile ricchezza e della miseria dell’uomo, del modo di interagire con la società in cui la vita si svolge. Essa rappresenta un argine all’incombere del pericolo di un futuro affollato di avatar senza coscienza e dominato dal trionfo della twitteratura. La letteratura è e dovrà rappresentare l’estrema risorsa, come accadeva nei campi di concentramento.
Senza i grandi libri non si cresce e non si impara a riconoscere sé stessi né a riconoscere l’altro. Oggi, nel tempo della modernità liquida, il pericolo di una volgarità primitiva e selvaggia minaccia noi e la polis che sembra affidata a uomini di sempre più scarsa cultura.

Pierangelo Lecchini

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