Non si calpestino i diritti umani

32DiciottiÈ bene chiarirlo da subito: non siamo tra i 60 milioni di italiani che sulla vicenda dei profughi eritrei della nave Diciotti stanno con Matteo Salvini.
Forse davvero l’intera popolazione italiana sostiene le sue decisioni, come egli afferma (ne dubitiamo), e noi siamo quelli che in statistica si chiamano “residui”, ma poco importa: atteggiamenti, decisioni e dichiarazioni di questo politico più incline alle esternazioni da uomo della strada sui social network, che a rivestire il ruolo del ministro che assume decisioni con senso della realtà e con gli opportuni strumenti giuridici, a noi non appartengono.
A non piacerci non sono solo i suoi tweet di giubilo per il respingimento di migranti come “buona notizia” nel “giorno triste” del crollo del Ponte Morandi e il successivo post in cui, sempre in quella serata mesta, si fa ritrarre a festeggiare successi elettorali a una tavola imbandita. O la sua condanna allo stupratore straniero di Rimini assieme al silenzio per gli stupri compiuti nelle stesse ore da italiani. Non ci piace, soprattutto il suo modo di esercitare il ruolo di ministro degli Interni – colui che dovrebbe sovraintendere alla sicurezza sul territorio nazionale sulla base delle norme giuridiche di uno Stato di diritto, in cui le istituzioni soggiacciono esse stesse alle leggi e non al libero arbitrio di un qualsivoglia sceriffo – e nemmeno le sue dichiarazioni che sfidano quello stesso apparato statale di cui è parte e dovrebbe essere garante.
Se non avesse riguardato la vita di 140 profughi, in larga parte provenienti dall’Eritrea, teatro di un conflitto ventennale con l’Etiopia (80 mila vittime), combattuto con armi italiane per via di un confine di Stato deciso dagli italiani al termine di un periodo coloniale in cui il nostro Paese offrì il peggio della sua civiltà, se non avesse riguardato tutto ciò, dicevamo, la vicenda di una nave militare italiana che non può attraccare a un porto italiano per decisione del governo italiano, avrebbe un qualcosa di comico.
La presenza di questa umanità disperata – tecnicamente “naufraghi”, da salvare sempre, secondo il diritto della navigazione, prima ancora di decidere se trattenerli nel Paese o meno – strappa la patina di ridicolo alla diarchia Salvini-Di Maio, facente funzioni del Presidente del Consiglio, perché ci troviamo davanti alla violazione di più punti della Costituzione: a partire dall’art. 2 (i doveri inderogabili di solidarietà sociale), passando per l’art. 3 (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, anche gli stranieri), fino all’art. 10 (diritto d’asilo per lo straniero a cui non siano garantite in patria le libertà democratiche).
Principi fondamentali del patto costituzionale che vengono calpestati, senza contare le ipotesi di reato penale formulate dalla Procura di Agrigento, subito oggetto di linciaggio mediatico operato dagli organi di informazione di casa Berlusconi, secondo un’antica usanza.
Le reazioni da bullo di Salvini (“inchiesta boomerang”, “migranti schizzinosi”, “vengano ad interrogarmi”…), non fanno che accrescere lo sdegno per la vicenda e per il basso livello in cui è lentamente scivolato un Paese guidato da un governo che prende in ostaggio una nave di disperati per regolare le sue relazioni all’interno dell’Unione Europea, e per convincere i cittadini che risolto il problema migratorio l’Italia diventerà automaticamente una terra promessa in cui scorre latte e miele.

Davide Tondani

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