Il passaggio delle consegne durante il Congresso Nazionale che si è svolto a Genova
Nel fine settimana scorso a Genova si è tenuto il 16° Congresso Nazionale del Serra International Italia sul tema “Principi universali e nuovi linguaggi”: durante i lavori c’è stato il passaggio delle consegne dal presidente nazionale uscente, Manuel Costa, al nuovo, il pontremolese Enrico Mori, che nel discorso di inizio mandato ha indicato il programma per il prossimo biennio e ha presentato i suoi collaboratori.
Il Congresso è iniziato con il videomessaggio del cardinale Wong, cappellano del Serra Italia, che ha portato il suo saluto ai congressisti e con l’introduzione dell’architetto Maria Giovanna Figoli sulle origini storiche, architettoniche e urbanistiche di Genova.
Il relatore don Michele Gianola ha parlato di “Vocazione e cultura: nuovi linguaggi” mettendo in rilievo come la vocazione dipenda dal senso della cultura di una società modificata dai cambiamenti prodotti dalla tecnologia, che ha creato con la diffusione dei social il desiderio di essere appagati più dall’apparire che dall’essere.
Don Marco Rondonotti, intervenendo su “Essere naviganti saggi per un discernimento di vita al tempo del digitale”, ha fatto un quadro della realtà digitale e dei suoi condizionamenti sulla vita di ognuno di noi. Il valore di una persona dipende ormai da quanti like e quanti contatti ha sulle varie piattaforme. Il desiderio di far parte di un gruppo in una delle tante chat è un modo di sentirsi coinvolti nella realtà e di non essere isolati. Utilizzato con intelligenza il digitale è comunque una grande opportunità.
Nel secondo giorno del congresso padre Francesco Cavallini, sul tema “Parlare ai giovani nella loro crescita umana”, ha sottolineato la necessità di ascoltare e dialogare con i ragazzi per capire le loro esigenze e le loro domande esistenziali. Solo così si può pensare di insegnare loro la speranza nel futuro perché possano trovare la forza di affrontare le sfide della vita.
Monica Mondo, nella sua relazione su “Esperienze di comunicazione”, ha evidenziato il pericolo che i social possano portare i giovani alla solitudine, alla depressione, ai disturbi alimentari e alla richiesta disperata di aiuto.
I lavori si sono conclusi con l’intervento di Rosangela Lodigiani sul tema “Il lavoro come linguaggio all’epoca della rivoluzione digitale”. La rivoluzione digitale è rapida e il futuro potrebbe essere senza il lavoro umano poiché le varie mansioni saranno espletate dai robot e dalle macchine, che sapranno pensare ed essere autonome decidendo da sole le scelte da compiere. Già oggi la tecnologia sta modificando il mondo del lavoro creando comunità di lavoratori ma anche il lavoro flessibile e precario incidendo così sugli stili e sulle scelte di vita. L’attuale realtà lavorativa, con le piaghe del lavoro precario, flessibile, malpagato e parcellizzato, fa comprendere che la dignità umana è più importante, spinge a cercare di cambiare concretamente la società e fa recuperare il valore e la considerazione del lavoro stesso.



