Nel degrado le capanne della transumanza di Bagnone

Recuperate nel 2011 con un importante investimento dell’allora Comunità Montana. Dovevano essere un punto attrattivo per gli amanti della montagna in realtà sono abbandonate e deteriorate.

Gli antichi bivacchi a Garbia con due capanne che venivano utilizzati dai pastori per la transumanza
Gli antichi bivacchi a Garbia con due capanne che venivano utilizzati dai pastori per la transumanza

Correva l’anno 2011 quando il Comune di Bagnone affrontava l’ardua operazione edilizia (notevole la spesa di oltre 900 mila euro finanziata, per intero, dall’allora Comunità Montana) per il recupero delle capanne di Garbia – Tornini (Jera); Baton (Treschietto); Fagianelli (Vico). Tanta la soddisfazione nel ricordo, mai sopito, della vissuta transumanza del passato. Storie costellate di miseria, di sacrifici, di essenzialità quando le famiglie patriarcali avevano, come unico capitale, il bestiame. Bovini e ovini erano testimoni e custodi delle fatiche, dei sacrifici, delle pesanti solitudini dei pastori che, all’arrivo del mese di giugno, si arrampicavano lassù, battendo i vetusti tratturi, dove c’era erba in abbondanza lasciando alle coltivazioni, soprattutto grano, granoturco, patate… i magri fazzoletti di terra vicino alle case. Nelle capanne di pietra, sotto gli alti, eleganti faggi, le estati si riempivano di odori e di colori. Latte, formaggio, burro, ricotta, avvolta nelle foglie di faggio, non erano soltanto prodotti naturali e genuini, ma persino un vero e proprio rito. Veicolo di messaggi socio – culturali per i buongustai che sarebbero venuti dopo. I fabbricati erano stati quindi ristrutturati fra mille difficoltà (con il materiale occorrente che era stato trasportato mediante l’uso di un elicottero), ed erano stati concessi al Comune in Comodato gratuito dai Beni sociali e dagli Usi civici come diretta partecipazione alla vita e allo sviluppo delle attività legate al Parco dell’Appennino Tosco – emiliano. Lo scopo primario delle malghe ristrutturate, situate ad un’altitudine di circa 1200 – 1300 metri, era, in origine, quello di attirare gli amanti della montagna con ricadute concrete sull’asfittica economia territoriale.

Estate 2011, l'inaugurazione della restaurata capanna dei Fagianei
Estate 2011, l’inaugurazione della restaurata capanna dei Fagianei

Purtroppo non è andata così. Anzi i veri appassionati della montagna e gli ultimi testimoni diretti della nostra transumanza non si rassegnano di fronte al degrado imperante. Le coperture lasciano filtrare acqua in abbondanza facendo lievitare i pavimenti in legno, totalmente coperti da folta vegetazione. Forse era il caso di procedere alla ristrutturazione in modo consono al contesto della montagna … Impensabile ospitare singole persone o gruppi. C’è, quindi, avvilimento e rabbia per una mole di soldi pubblici, come da triste copione, gettati, è proprio il caso di dirlo, alle ortiche e ad animali poco graditi. In particolare abbiamo raccolto lo sfogo di Renzo Orsi che, da bambino, saliva da Vico, da solo, per raggiungere i nonni e il babbo nell’alpeggio. “Mi piange il cuore – dice – nel constatare un tale deterioramento. Fortunatamente l’unica capanna, davvero fiore all’occhiello dell’impegno di noi Vichesi, è quella situata in località Matale a cui si accede percorrendo la mulattiera che da Vico – Monterole sale verso il crinale. Qui, soggiornarono le famiglie Ferrari e Orsi con i loro buoni animali. E qui, annualmente, nel mese di agosto, si ritrova una comitiva di persone che non scordano le nostre radici agresti – pastorali”. La capanna accuratamente restaurata, secondo i canoni richiesti dal luogo, ossia con l’uso rigoroso delle pietre, sistemate da esperti artigiani, è luogo di accoglienza e di riparo dopo le faticose scarpinate. A conferma che, quando le cose sono fatte con buonsenso e passione, rimangono comune patrimonio. Da vivere e da tramandare ai giovani. Ivana Fornesi

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