Uno “ spazio europeo dell’istruzione ” entro il 2025

Un documento della Commissione Ue per l’Europa di domani

parlamento_europeoServe uno spazio europeo dell’Istruzione: è infatti nell’interesse comune di tutti gli Stati membri “sfruttare appieno il potenziale dell’istruzione e della cultura come motore per la creazione di posti di lavoro, la crescita economica e la giustizia sociale e come mezzo per fare esperienza dell’identità europea nella sua diversità”. Lo aveva affermato la Commissione europea alla vigilia del summit sul Pilastro sociale dell’Ue svoltosi a Goteborg il 17 novembre. L’Esecutivo aveva presentato un documento inteso a costruire, passo passo, e nel rispetto del principio di sussidiarietà, uno “ spazio europeo dell’istruzione entro il 2025 ”.
Pur trattandosi di un ambito di competenza degli Stati membri, si interviene in relazione al ruolo complementare che spetta all’Ue, ruolo che, ad esempio, ha consentito a 9 milioni di giovani di studiare all’estero grazie alla trentennale esperienza del progetto Erasmus. Per Tibor Navracsics, commissario europeo per l’istruzione, la cultura e i giovani, l’Europa deve dotarsi “di un programma comune ambizioso su come sfruttare la cultura e l’apprendimento per promuovere l’unità. L’istruzione è un fattore chiave, in quanto fornisce le competenze necessarie per diventare membri attivi di società sempre più complesse e favorisce l’adattamento a un mondo in rapido cambiamento e lo sviluppo di un’identità europea in una società mobile, multiculturale e sempre più digitale”.
Nella proposta in questione, che per ogni capitolo prevede una serie di interventi concreti, si scorgono idee interessanti, capaci di generare valore aggiunto per i singoli Paesi aderenti e per l’Europa nel suo insieme. Si parla di rendere la mobilità una realtà per tutti (in questo caso, rafforzando Erasmus+ e la Carta europea dello studente); riconoscere reciprocamente i diplomi; incrementare la collaborazione nei programmi scolastici e nei piani di studi; migliorare l’apprendimento delle lingue; promuovere l’apprendimento permanente.
Ma si pensa anche alla necessità di integrare l’innovazione e le competenze digitali nell’istruzione (promuovendo corsi di formazione innovativi e digitali e preparando un nuovo piano d’azione per l’istruzione digitale); sostenere gli insegnanti con la formazione e favorendo gli scambi internazionali; creare una rete di università europee; salvaguardare il patrimonio culturale e promuovere un senso di identità e cultura europee, sviluppando – anche in riferimento all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 – una “agenda europea per la cultura”.
Proposte – ma questo è il compito della Commissione: sta al Consiglio e al Parlamento Ue decidere – che necessitano di volontà politica e di finanziamenti. In epoca di populismi e di antieuropeismo, rilanciare la cultura – componente essenziale per una identità aperta – e l’unità nella diversità potrebbe essere una scelta vincente. G.B.

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