Dopo il successo del romanzo “Lungo l’argine del tempo. Memorie di un farmacista” del 2014, con cui ha ricevuto il Premio Bancarella “Opera Prima”, Giuseppe Sgarbi torna in libreria per regalarci una dolcissima, profonda lettera d’amore dedicata a colei che è stata sposa,compagna,complice di una vita. E oltre. “Lei mi parla ancora”(Skira Edizione) è l’elegia dell’amore sponsale vero,quello che le grandi acque non possono travolgere,né la morte spezzare poiché simile al “banchetto” preparato da Dio (per chi crede) per i suoi eletti. Caterina, affettuosamente Rina, la donna bella, intelligente, intraprendente che ogni uomo vorrebbe avere al proprio fianco; la madre attenta alla crescita delle sue creature: Vittorio ed Elisabetta, con il dono delle lingue affinchè anche la tonalità vocale, si addicesse ai diversi momenti condivisi; la professionista competente, se n’è andata lasciando un vuoto che pesa eppure, nel contempo, pieno di esperienze largamente convissute ed indelebili.
Scorrendo le pagine, anzi centellinandole per la bellezza descrittiva, si coglie l’essenza del legame indissolubile fra Rina e Giuseppe che,nell’era dei sentimenti “usa e getta”, degli incontri sui social,dei divorzi brevi, evidenzia la forza dell’amore che supera ogni ostacolo per nutrire la beatitudine dell’unione tenace e sublime capace di penetrare là dove il tramonto del giorno si confonde con il mistero. Luoghi d’infanzia, luoghi della giovinezza,di incontro; luoghi quasi fatati,dai contorni nitidi e soffusi. La guerra,gli studi, la laurea, il lavoro, il matrimonio, i figli… Il fiume, sorgente di vita, pioppi e ghiaiosi viottoli sottomessi al riverbero della luce che va illanguidendosi in un vago presagio di vespero.
Ogni dettaglio, riferito a Rina, è descritto con accuratezza di particolari mentre si intrecciano letteratura e poesia nella circolarità del tempo. Un tempo che rinasce e rifiorisce in ciò che è stato. Poiché “…il passato va bene, perché nel passato ci sei anche tu – dice Giuseppe – mentre di un futuro nel quale tu non ci sei non so di cosa farmene”. Lasciamo, allora, che Giuseppe sorseggi un bicchiere di Pignoletto mentre la “sua” Rina sorridendo, dalla poltrona, gli ripete, come nell’attimo eterno del primo bacio “Ti xe proprio veneto!”
Ivana Fornesi



