Pontremoli: un anno nuovo per scuotersi dal sonno

L’Amministrazione chiamata a scelte impegnative, ma non più rinviabili

Il cartello di Pontremoli "città dell'accoglienza"
Il cartello di Pontremoli “città dell’accoglienza”

Gennaio. Inizia un nuovo anno e, come è consuetudine, sembrano aprirsi nuove prospettive, nuove speranze. È un sentimento che riguarda le persone, ma che si estende alla società civile. Cosa ci porterà questo nuovo anno? Quale sorte per i migranti? Cosa significherà per il mondo l’ascesa di Trump alla Casa Bianca? Quali strategie per l’Europa: un po’ più dei popoli o sempre di più delle banche? E, per rifugiarci in panorami a noi più consoni, cosa accadrà a Pontremoli, che – così recitano anche i cartelli stradali – si fregia di essere “Comune d’Europa”? Ma, sempre per restare a noi vicini, se è “d’Europa” è anche della Lunigiana e della Toscana? Recentemente avevamo espresso qualche dubbio in proposito, attirandoci in tempo reale l’ira funesta di un assessore locale, che ci aveva segnalato che Pontremoli isolato proprio non è, tant’è vero che ha organizzato negli ultimi mesi dell’anno ormai trascorso anche un gemellaggio culinario in una sagra nel Parmense! Ma, quando si parlava di legami col territorio, ci si voleva riferire a rapporti ben più significativi per tutta la popolazione: quelli relativi alla sanità, con la salvaguardia dell’ospedale (da inizio d’anno rimasto privo anche del primario di Medicina per il pensionamento del dott. Mauro Cozzalupi), alla gestione dei rifiuti (che vede in atto un percorso di miglioramento nel resto della Lunigiana), alla definizione di un progetto di sviluppo che cerchi di intercettare – anche attraverso finanziamenti sempre più comprensoriali – le ormai scarse risorse che un panorama socio-economico in crisi riesce a proporre. La politica del bicchiere di vino e del testarolo a Pontremoli, in passato, era stata in auge eccome! Aveva dato vita a solenni bevute e a faraonici progetti, naufragati con il venir meno delle bottiglie e con la disponibilità effettiva degli autorevoli mentori. Erano gli anni del “Villaggio Gronchi”, poi ridottosi al campo sportivo di Ca’ dei venti (il toponimo la dice lunga sulle possibili traiettorie dei palloni!), all’edificio dell’Istituto professionale (oggi del tutto abbandonato agli sterpi) e, infine, al Golf Hotel, che, per anni, aveva favorito una presenza di Pontremoli negli itinerari turistici nazionali ed internazionali. Ma, poi, per una serie di disavventure cui non si è riusciti a porre rimedio, anche il Golf Hotel ha chiuso i battenti ed il degrado della struttura è chiaramente visibile.

Veduta di Pontremoli dall'ex convento dei Cappuccini
Veduta di Pontremoli dall’ex convento dei Cappuccini

Basterà il Piano Operativo Comunale per dare prospettive di sviluppo? Ce lo chiedevamo una settimana fa, concludendo che un documento in sé non è così salvifico da risvegliare un’addormentata che, pur bella, rischia di approfondire un letargo al quale non offrono speranze di risveglio le diatribe con una Regione che ci ricorda che di edificato da queste parti ce n’è già anche troppo e che, quindi, non serve realizzarne altro, ma, semmai, intervenire sull’esistente per adattarlo a nuove esigenze abitative, evitandone un degrado anch’esso più che evidente. Lo può fare tutto questo Pontremoli con le sue sole forze? I dubbi non mancano. Basti pensare che un’insperata risorsa quale è stato il milione e rotti mila euro venuti dalla centrale di Teglia ha consentito la realizzazione di marciapiedi, belli sì, ma quanto tali da generare prospettive o occupazione a lungo respiro? L’Amministrazione guidata da Lucia Baracchini ha di fronte una sfida epocale: invertire un processo quando le risorse calano progressivamente. A nostro parere servirebbe, per provarci, trovare maggiore coesione nella sua squadra per costruire rapporti funzionali con chi ci sta vicino ed intraprendere assieme a questi le strade, strette fin che si vuole, ma uniche. Le lamentele di scarsa sensibilità da parte di una Regione accusata di essere sempre lontana servono a ben poco e, se si resta sempre più soli, forse si potrà pensare di star bene, ma di certo si rischia di rendere il sonno più pesante. (g. a.)

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