Ludovico Ariosto Commissario Generale Estense in Garfagnana

Barga. Il libro di Pietro Paolo Angelini presentato nell’ambito delle manifestazioni per il V centenario della prima edizione dell’ “Orlando Furioso”

Antonio Possenti: "Malinconia di Ludovico Ariosto"
Antonio Possenti: “Malinconia di Ludovico Ariosto”

In occasione delle celebrazioni del V centenario della prima edizione dell’ “Orlando Furioso” (1516) di Ludovico Ariosto (1474-1533) lo studioso Pietro Paolo Angelini ha scritto un volume (uscito nell’ottobre 2016) intitolato “Ludovico Ariosto Commissario Generale Estense in Garfagnana”, edito da Maria Pacini Fazzi di Lucca.
La pubblicazione è stata presentata a Ferrara, in Garfagnana e, recentemente (3 dicembre), presso la Fondazione Ricci di Barga, dove è stata proiettata anche la docufiction “Il furioso in Garfagnana”, a cura dell’Associazione culturale Chirone di Lucca.
Il libro di Angelini (costituito da 206 pagine), frutto di mesi di ricerca tra la Garfagnana, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e il Vaticano, è corredato da numerose e inedite fotografie in bianco e nero. Da segnalare subito la copertina a colori, che riproduce la Garfagnana Estense, un particolare dell’affresco cartografico “Ferrariae Ducatus” del 1582, che si trova nella Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani. Preziose anche la riproduzione della “Malinconia di Ludovico Ariosto” del pittore lucchese Antonio Possenti (1933-2016) e le proposizioni di alcune stampe tratte dall’edizione dell’Orlando Furioso del 1558, realizzata a Venezia presso Vincenzo Valgrisio (nella bottega di Erasmo).
Pietro Paolo Angelini (nato a Castelnuovo Garfagnana nel 1947) guida i lettori alla scoperta dei tre anni (1522-1525) di Ariosto in Garfagnana. Le fonti principali del lavoro oltre che nella documentazione si ritrovano nelle Satire, nelle Rime e nelle Lettere.
Ludovico Ariosto giunse a Castelnuovo Garfagnana in una fredda giornata del febbraio 1522. Allora era già un letterato illustre nei palazzi d’Italia, un esperto uomo di corte e diplomatico. Si recava a Castelnuovo nelle vesti di Commissario Generale, incaricato dal Duca di Ferrara di “custodire” il “gregge garfagnino”, da pochi mesi tornato sotto il controllo politico degli Estensi. Era stato lo stesso poeta a bussare alla porta del Duca in cerca di un incarico retribuito, poiché le spese militari sostenute da Ferrara negli anni precedenti lo avevano depauperato del proprio stipendio.
Quella di recarsi in Garfagnana fu una proposta che non poté rifiutare: un lavoro poco gradito, che lo allontanava dalla poesia, dalla diletta città e dalla donna amata, ma che gli era finanziariamente necessario. Come scrive la studiosa Sara Moscardini nell’introduzione: “Fa parte dell’immaginario collettivo la leggenda nera dell’Ariosto che lamenta la permanenza in Garfagnana, circondato da selve, lupi e briganti: una leggenda che è stato forse lui il primo ad alimentare, riversando nei propri scritti le impressioni negative e l’insofferenza che lo accompagnavano durante il soggiorno nella Rocca che oggi porta il suo nome: una fortezza grigia e squadrata, nata come luogo di difesa militare, certamente lontana dagli accoglienti palazzi rinascimentali di Ferrara e Reggio. Aver udito la voce univoca del poeta ha reso però il quadro incompleto: Ariosto e la Garfagnana, un monologo teatrale a sipario chiuso. Il merito del volume del professor Angelini è di riuscire a sollevare il sipario e mostrare al lettore non solo il protagonista, ma anche gli altri attori, le scenografie, le quinte di questo spettacolo. La voce che emerge dalle pagine non è solo quella del primo interprete, ma è quella di una valle e di chi l’abitava, con tutte le contraddizioni e gli orgogli che nei secoli hanno contraddistinto una terra tanto complessa quanto fiera”.

Marco Angella