Da Berlino a Mosca: politica lontana, democrazia a rischio

Le attese elezioni nei lander tedeschi, da tempo caricate di significati politici federali e addirittura europei, non hanno – per così dire – deluso. A Berlino prevale la sinistra estrema Die Linke; Alternative für Deutschland svetta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. A ruota le altre formazioni, con risultati alterni per la Cdu del cancelliere Merz (comunque in crisi di consenso) e per la Spd; i Verdi più o meno reggono, i Liberali sembrano sparire dalla scena elettorale tedesca.

Di fronte a un terremoto elettorale, l’ennesimo in Germania, ci si può aspettare di tutto. Si possono però formulare alcune chiavi di lettura. Primo. I politici si estremizzano e, così, gli elettori premiano gli estremi. Crescono le spinte antisistema, lievita la “voglia di nuovo”, nuovo purchessia. La politica è lontana dalla gente, i codici politici diventano estranei alla vita quotidiana; le continue e improbabili promesse elettorali non vengono mantenute. Così di volta in volta si cerca una sponda partitica diversa, meglio se distanti dall’offerta partitica tradizionale. Vale per la Germania, ma negli anni recenti lo abbiamo visto, e lo vediamo, in Italia, Francia e in quasi tutti i Paesi europei.

Il presidente russo Vladimir Putin

Secondo: l’Europa è attraversata dal “mito” della governabilità. È un elemento di assoluta rilevanza, ma si ha l’impressione che ad essa si sacrifichi la rappresentanza, correlata alla partecipazione. Per governare una città, una regione o un Paese si va nella direzione di consistenti (talvolta esagerati) premi di maggioranza che di per sé falsano il risultato elettorale. Un terzo elemento potrebbe consistere nel fatto che uno dei collanti che tiene insieme partiti diversi per costituire un’amministrazione locale o regionale o un governo nazionale, non dipenda da valori condivisi, ma dall’identificazione di un “nemico”.

Un orientamento, questo, tante volte imposto per necessità – e con furbizia – dai leader e propinato al popolo come irrinunciabile esigenza. “Meglio noi di loro”. Ma quel “noi” risponde a una storia comune o, almeno, a principi nei quali si crede insieme e realmente? Oppure solo all’urgenza di occupare poltrone? Forse sono interrogativi che si pongono nel momento in cui tra politica e cittadini il solco s’è fatto troppo profondo. Ci sarebbe da domandarsi quali siano la voglia di informarsi e la coscienza civica dell’elettorato, quale l’amore per la democrazia, spesso conquistata a caro prezzo per il proprio Paese.

Domande lecite se si osserva la deriva che la “democrazia” (tra virgolette) ha assunto in Russia, dove si è votato senza la presenza di reali opposizioni a Putin, con un regime in cui le voci dissenzienti finiscono in prigione oppure eliminate. La Russia di oggi dovrebbe richiamare il prezioso valore della democrazia partecipativa e liberale.

(Gianni Borsa-SIR)