Domenica 27 settembre – XXVI del Tempo Ordinario
(Ez 18,25-28 Fil 2,1-11 Mt 21,28-32)
La prima lettura di questa domenica racconta il ragionamento di molti: quando a causa di scelte sbagliate e reiterate la vita inizia a diventare non più piacevole, il colpevole non è mai l’interessato ma sono gli altri o Dio.
In quelle situazioni la solita domanda è perché Dio non ci ha impedito di fare quelle scelte? Facciamo prevalere proprio in quei momenti l’onnipotenza di Dio sulla libertà personale, una libertà che forse prima abbiamo sbandierato come verità imprescindibile e insindacabile che ha il potere di decidere a prescindere da Dio e dagli altri. Non è che il modo d’agire di Dio non sia retto, dice Ezechiele, è il nostro modo di agire e di pensare le cose sempre senza Dio e dopo pretendere che Egli ci risparmi ogni volta le derivanti conseguenze negative. Il profeta conclude la prima lettura dicendo che se il malvagio riflette e si allontana da tutte le sue colpe egli vivrà. È il malvagio che prima dovrà riconoscere le sue colpe, non scaricare la colpa sugli altri o su Dio, e nemmeno ignorare di aver sbagliato.
Nella parabola che Gesù racconta oggi, i due figli del padrone della vigna sono l’immagine delle nostre scelte. Ci sono quelli che dicono sì alla chiamata di Dio, che vorrebbero seguire i Suoi passi ma poi non lo fanno affatto. Poi ci sono quelli che subito dicono di no alla vita proposta da Gesù, ma poi riflettendoci si ravvedono e decidono di seguirlo e lo fanno. Cosa vorrebbe in fondo dirci Gesù con questa parabola? Non è dire sì, e non andare che sia il problema, o dire no, e poi andarci. Non dobbiamo essere quelli che prendono sempre sottogamba le cose, partendo con entusiasmo e fermandosi poi per strada, e nemmeno diventare i Bastian contrari che sono sempre da contraddire ogni verità e poi riconoscerla forse dopo aver sviato molti altri.
Quello che Gesù ci vuole dire è di allenarci a metterci spesso in discussione, a farci delle domande, fare sempre il punto del cammino di fede, una sorta di sosta ogni tanto per riflettere su come stiamo gestendo la nostra vita. Vagliare se le scelte che stiamo facendo sono giuste o sbagliate e avere il coraggio di ritornare sui nostri passi, sulla retta via.
Non importa come abbiamo iniziato, ma molto dipende dalla nostra perseveranza sulla via del bene, e per farlo occorre riflettere spesso e fare come San Paolo esorta i Filippesi. Non fare nulla per rivalità o vanagloria, senza cercare gli interessi propri ma anche quelli degli altri. Insomma, dice l’apostolo Paolo, bisogna avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Consapevoli che la vita donataci non ci appartiene, dovremmo essere più in ascolto dello Spirito che ci abita e non di quello che abita il mondo (1Gv4,4). Così potremo vagliare ogni cosa scegliendo quella buona e lasciando quella cattiva per non diventare prigionieri del male.
Don Jules Ganlaky



