Domenica 12 luglio – XV del Tempo Ordinario
(Is 55,10-11 Rm 8,18-23 Mt 13,1-23)

La parabola del seminatore conferma innanzitutto quanto la Parola, anche se è efficace in sé, influisca diversamente sulle persone, cioè la sua fecondità dipende molto della predisposizione dell’uomo. Quando leggiamo o ascoltiamo la Parola di Dio, accogliendola ella ci trasforma, non ci lascia mai come prima.
Quante volte quella Parola al momento non dice niente ma poi spesso ritorna e ci spinge a deciderci a vagliare o cambiare prospettiva. Come la coscienza, la Parola di Dio suggerisce, ingiunge. Gesù nella Sua Parola si dà all’uomo. La lettera agli Ebrei ci ricorda che come una spada a doppio taglio essa penetra il cuore dell’uomo per scindere l’anima dallo spirito. Non si ferma alle apparenze, alle emozioni, ma rivela i sentimenti profondi separando ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Quando viene accolta, la Parola di Dio trasforma radicalmente l’uomo. A Matteo è bastata la parola del maestro “vieni e seguimi” perché lasciasse la vita da esattore delle tasse per il governo romano per diventare il Suo apostolo. A Pietro è bastata la Sua Parola di gettare le reti dall’altra sponda per fare una pesca abbondante dopo una lunga e sterile notte. Alla Sua Parola i lebbrosi sono purificati, gli zoppi camminano e i sordi odono. Con la Sua Parola Egli salva il ladrone crocifisso e distrugge le opere del male.
Questa parabola del seminatore dice molto anche sulla bontà del seminatore che continua a seminare lo stesso anche dove apparentemente la terra non è feconda. Il seminatore, quindi, non cessa di dare la possibilità di germogliare. Gesù non si lascia mai vincere dalla perseveranza, dell’uomo nel fare il male; Egli non solo non cessa di stargli vicino ma abbonda nei Suoi doni, giacché dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia.
La spiegazione della parabola ai discepoli dimostra che, malgrado la loro vicinanza a Gesù, non ne avevano capito nemmeno loro il significato. Gesù, parlando a coloro ai quali non è concesso di capire la Parola di Dio, parla indirettamente anche a loro, perché nessuno è in grado di capire la Parola se non gli viene data la Grazia dall’alto. Quello che la liturgia odierna ci invita a fare è predisporre il nostro cuore ad accogliere la Grazia della Parola, i beni che infonde nella nostra vita per essere fecondi, e vivificati da Essa.
Non dobbiamo lasciare che le preoccupazioni, né le vicende di questo mondo, ci rubino l’occasione di rallegrarci alla luce delle sue Parole che sono vita. Il mondo con la sua concupiscenza, il corpo con la sua concupiscenza e il male stesso non devono avere l’ultima parola se facciamo posto alla Parola di Dio nella nostra vita, perché siamo testimoni di come con la Sua Parola Gesù non solo distrugge le opere del male, ma lava nell’uomo ciò che è sordido, bagna i cuori aridi, sana le ferite che ci bloccano, scalda i nostri cuori tiepidi e raddrizza in noi ogni cosa che è sviata.
Don Jules Ganlaky



