Con la “Staffetta Rifugio” proposta dal Cai di Pontremoli, Filattiera e Bagnone
Prima un’escursione accompagnati dai volontari del CAI sui sentieri dell’alta valle del Bagnone; poi una notte nella Capanna Tornini, a 1300 metri, al cospetto del crinale appenninico, del cielo stellato, dei rumori del bosco. È la straordinaria esperienza vissuta da ragazze e ragazzi delle terze medie dell’Istituto Comprensivo “Ferrari” grazie al progetto nazionale “Ermes 2026” e proposto in loco dalla sezione CAI di Pontremoli con le sottosezioni di Filattiera e di Bagnone. “Staffetta Rifugio” ha visto alternarsi ai Tornini varie classi dei diversi plessi scolastici nella settimana fra il 25 e il 30 maggio per quella che i protagonisti hanno definito “la nostra ultima gita di terza media”.
Una esperienza inedita, che ha regalato emozioni forti. “Che cosa ci ha sorpreso di più? Sicuramente l’accoglienza e la cura che hanno avuto le guide del CAI – scrivono alcuni di loro in una relazione finale – bellissime persone, preparate e sempre pronte a tenderci una mano, a strapparci un sorriso, raccontandoci il loro amore per la montagna. Hanno reso i momenti più faticosi un bel ricordo, ogni dieci minuti dicevano che ne mancavano altrettanti per consolarci durante le salite! Ci ha sorpreso anche l’aiuto che ci siamo dati reciprocamente: ci siamo supportati e uniti ancora di più. E anche il cibo. È stato una sorpresa: era buonissimo, non sembrava neppure di essere in un rifugio!”
Scoprire la montagna a quell’età può segnare in positivo: quale ricordo porteranno dentro di loro quelle ragazze e quei ragazzi? “Portiamo tutto con noi – rispondono – la camminata, il pomeriggio, la merenda nel bosco preparata con cura dalla guida, la notte, il risveglio, la colazione, ma soprattutto quell’aria di familiarità che si sentiva”. Anche l’ascesa ai Tornini diventa occasione positiva: “Non ci aspettavamo un percorso così faticoso, ma il tutto è stato ripagato dai bellissimi paesaggi e dallo ‘stare insieme’, immersi nella natura in un clima sereno”. E poi le emozioni che solo la montagna sa regalare: “Quando abbiamo raggiunto i prati di Losanna ci siamo trovati davanti ad una montagna che sembrava disegnata, uno spettacolo mozzafiato che non sembrava reale”.
La montagna, si sa, è fatta di sfide: “Per noi la più grande sono stati i tre ‘scurtoni’ nel bosco per evitare di camminare sotto il sole: salite molto strette e ripide che abbiamo percorso un po’ faticosamente perché non abituati. Abbiamo seguito i consigli delle guide che ci hanno detto di aiutarci a vicenda, di respirare con il naso e idratarci al bisogno. Ma anche riuscire ad addormentarci alla sera è stata una sfida: troppo stanchi ed emozionati!”. Per vincere le sfide bisogna imparare… “noi abbiamo imparato a non mollare mai, ad avere pazienza durante i percorsi più lunghi, a resistere nelle difficoltà perché ‘per guadagnare qualcosa bisogna sudare’. Abbiamo capito che i limiti che ci poniamo sono, spesso, solo nella nostra testa. Stare insieme agli altri senza televisione e social ci ha fatto vivere più in profondità queste giornate. Insomma abbiamo imparato lo spirito di squadra. Le guide ci hanno insegnato a orientarci leggendo le mappe, a riconoscere i segni sui sentieri, ci hanno mostrato le carbonaie, l’Omino del Sillara, i nomi delle montagne e tutti i segreti di quei boschi”.
Un’esperienza dunque da consigliare? “Anche se faticosa e impegnativa, questa esperienza ci ha aiutato a non scoraggiarci nei momenti più difficili, ci ha permesso di comunicare con persone adulte, ma anche a intensificare il rapporto coi compagni e gli insegnanti. E poi abbiamo potuto connetterci con la natura, proprio in quel luogo dove non c’è connessione e si è isolati. Un modo perfetto per chiudere questo percorso scolastico, imparando divertendosi: ne è valsa davvero la pena. Rimarrà sempre nel nostro cuore!”.
La parola agli accompagnatori
Anche per i volontari del CAI l’esperienza di “Staffetta Rifugio” è stata emozionante. “Come è andata l’esperienza? Un gruppo unico e curioso, con ricordi che dureranno a lungo – rispondono senza esitazione – per il resto una salita impegnativa e un po’ di fatica, ma anche tanto stupore, una notte speciale e un ristorante sotto le stelle”
“Ma quello che ci ha colpito di più è stata la loro trasformazione: all’inizio sembravano chiedersi dove fosse quel rifugio se sulla Terra o su Marte e con quell’unico pensiero del ‘quanto manca’. Poi passo dopo passo hanno trovato energie che non sapevano di avere e alla fine davanti ad un panorama spettacolare la fatica è stata dimenticata e ha lasciato spazio a sorrisi, stupore e alla soddisfazione di avercela fatta”. I volontari vogliono sottolineare che “I ragazzi hanno risposto in modo esemplare, hanno scoperto che la fatica passa ma i ricordi, i sorrisi, l’amicizia, la condivisione restano. La meraviglia della vetta ripaga di tutto e il bivacco sarà il ricordo di una notte magica insieme”. “Ci auguriamo anche che resti una migliore conoscenza dell’ambiente naturale, un’attenzione alla sua conservazione, la voglia di tornare per conoscere meglio la montagna, facendo propria la consapevolezza dei rischi da contenere attraverso esperienza e prudenza”.
Dopo il successo di questa edizione ci sarà un bis? “Assolutamente sì: ogni passo condiviso con i ragazzi è un investimento nel futuro della montagna, un patrimonio prezioso da conoscere e tutelare. Ed è anche un modo di investire nel futuro stesso del CAI che nelle nuove generazioni trova continuità e forza. Oltre che per i ragazzi questa è stata un’opportunità anche per tutti noi: grazie al ‘Ferrari’ che ha aderito e ci ha permesso di realizzarla”.



