Pallerone: storia di fede, storie di nomi e di luoghi

Una serata culturale nella chiesa di San Tommaso Backet

L’incontro culturale nella chiesa parrocchiale di Pallerone

Una serata culturale dedicata a Pallerone quella di sabato 16 maggio, organizzata dal Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi “Giulivo Ricci” nella chiesa parrocchiale di San Tommaso Becket. Un tempio che la presidente del Centro, Barbara Sisti, ha illustrato ai numerosi presenti nelle sue caratteristiche storiche e artistiche.
Protagonisti dell’incontro due palleronesi doc come Matteo Maggiani e Roberto Pasquali che a due argomenti strettamente legati al proprio paese hanno dedicato i saggi contenuti nell’ultimo numero di “Cronaca e Storia di Val di Magra”, la rivista del Centro, edito lo scorso anno. A moderare l’incontro, presentando i relatori e i contenuti degli articoli è stato Riccardo Boggi.
Il contributo di Matteo Maggiani è dedicato alla toponomastica di Pallerone: conoscere la storia del luogo e delle caratteristiche ambientali, culturali e della tradizione locale attraverso le denominazioni. Una “microtoponomastica” utile per confrontarsi con la realtà, quella che spesso muta nel tempo, dove una società viva ne modifica gli usi e le funzioni in un percorso lungo anche secoli nel quale l’utilizzo dei toponimi aiuta anche a comprenderne il divenire.
E il lavoro di Maggiani è stato certosino: lo studio dei nomi ancora oggi in uso ma anche quello dei toponimi certificati dai documenti e ormai non più utilizzaati o addirittura dimenticati. Così si riscopre, ad esempio, quel “alla fornaxia” riferito ad una fornace per la cottura dei laterizi nota fin dal XV secolo ed esistente almeno fino al 1545 nei pressi della frazione palleronese di Barisello.

Da sinistra: Roberto Pasquali, Riccardo Boggi e Matteo Maggiani

Oppure il “fosso della concia”, uno dei due corsi d’acqua che in antico circondavano il primitivo nucleo di Pallerone; sopra questo fosso nelle ore diurne veniva calato il ponte levatoio che permetteva l’accesso al paese e che una volta alzato – di notte o in caso di pericolo – isolava l’abitato. Fosso poi interrato nella prima metà del Novecento e il cui corso dovrebbe corrispondere all’attuale via Marconi e del centro storico e che si gettava nell’Aulella. Il riferimento alla “concia” (o “cuncia”) potrebbe risalire alla possibile quanto antica attività di lavorazione del pellame.

Panorama di Pallerone

Fra le decine di toponimi ricercati dall’autore, dimenticati o ancora in uso, è d’obbligo citare “Verdentro”, nome con il quale ancora oggi ci si riferisce alla parte più antica del paese e alla quale si accede da un’unica porta; il “dentro” si trova citato nel 1589 quando l’espansione dell’abitato all’esterno aveva fatto nascere una distinzione. Vedere dentro, verso l’interno è il significato che si ipotizza riferendosi a quel nucleo storico antichissimo che si fa risalire almeno al XII secolo.
Altro argomento della serata è stata la festa votiva del Ringraziamento della Madonna delle Grazie in Carafà, il luogo poco lontano da Pallerone dove aveva trovato rifugio la popolazione negli ultimi, difficili mesi dell’occupazione nazifascista. Il paese era infatti a grosso rischio di essere colpito dai bombardamenti alleati per la sua relativa vicinanza al centro di Aulla e la prossimità con la linea ferroviaria da e per Lucca e anche con il polverificio.
Nel suo saggio Roberto Pasquali ricorda, infatti, le bombe dirette sullo stabilimento militare e invece cadute proprio sul paese il 28 dicembre 1944: ci fu una vittima tra gli abitanti, ma se il polverificio fosse stato centrato, l’eplosione avrebbe distrutto tutto nel raggio di molte centinaia di metri, Pallerone compreso. Quell’evento spinse la popolazione a sfollare in varie aree, in particolare al di là dell’Aulella sulla collina di Carafà: qui parte degli sfollati si ritrovava ogni sera a recitare il Rosario, ai piedi di un albero sul quale era stata collocata una immagine della Beata Vergine.
In una di quelle occasioni nacque l’idea di formulare un voto solenne alla Madonna delle Grazie: invocandone la protezione promisero che lì, al termine della guerra, avrebbero eretto un piccolo santuario.
Al termine del conflitto tutti onorarono quell’impegno e su quella “collina della speranza” venne costruita la cappella inaugurata con grande solennità il 23 settembre 1945 e ancora oggi esistente, il luogo meta del pellegrinaggio e di svolgimento delle celebrazioni della festa votiva di fine luglio per onorare quel voto di ottant’anni fa.

Paolo Bissoli