
“Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore!”. Con queste parole, Leone XIV ha concluso l’omelia della messa di inizio del suo ministero petrino. “La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo e oggi possiamo chiederci: se questo criterio ‘prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio e non tornerebbe forse la pace?’”, ha detto il Papa, citando la Rerum Novarum. “Con la luce e la forza dello Spirito Santo, costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia interrogare dalla storia e che diventa lievito di concordia per l’umanità”.

Gli inviti alla pace nelle terre più martoriate del pianeta risuoneranno nella riflessione successiva nel Regina Coeli. Ora i riferimenti sono più ecclesiali e definiscono le direttrici del nuovo ministro papale. Il Vescovo di Roma è chiamato ad essere “un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, insieme, gettare lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi”. Ma perché queste sfide possano essere affrontate è necessario che la Chiesa si presenti come “segno di unità e comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”, “una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità”.

(Foto ANSA/SIR)
“Amore” e “unità” sono le parole chiave del suo programma. Amore e unità che abbiano la loro radice in Cristo e da Cristo traggono vigore aldilà degli interessi individuali o di popoli. “In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri”. “E noi – ha proseguito il Papa – vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Nell’unico Cristo siamo uno”. “E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace”. Parlare di amore in un mondo così violento e nel contempo così assuefatto alle ingiustizie, quasi indifferente alle atrocità, sembra utopia.
Le sfide che attendono Leone XIV, e con lui la Chiesa, vanno dalle guerre infinite, all’Ia, alla comunione interna alla Chiesa stessa, al salario povero, alla povertà, alla fame… non è tempo di voltare la faccia da un’altra parte. è proprio nei tempi più incerti, anche oscuri, che c’è bisogno di speranza e di amore. “è l’ora dell’amore” non è il titolo di una canzonetta di Sanremo.
Giovanni Barbieri



