Le “affinità elettive” tra Fivizzano e Volterra

Un’analisi dell’opera di Emanuele Gerini ci regala il confronto tra le due comunità toscane: che scoprono di avere tante cose in comune

Fivizzano in una stampa del XIX secolo
Fivizzano in una stampa del XIX secolo

Posta alla quasi totalità dei Fivizzanesi, la domanda “Che cosa accomuna Fivizzano e Volterra?” nella migliore delle ipotesi, susciterebbe ilarità o farebbe pensare a “reduci” degli ospedali di salute mentale per cui era conosciuta la città “toscana”. Nella peggiore, uno diventerebbe destinatario di qualche invito ad andare in paesi lontani e sicuramente giudicato un perditempo. Non finirebbe così, invece, se fosse posta a Francesco Leonardi, non per niente responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Fivizzano.
Una sua ricerca, ispirata dalla lettura di Emanuele Gerini – a cui è intitolata la biblioteca comunale – ha prodotto uno studio che in poche pagine evidenzia proprio quelle che, con Goethe, potrebbero dirsi “affinità elettive” fra Volterra e Fivizzano. Non sono certo dovute alle “ardite balze”, che nulla hanno a che fare con le verdi valli e con i parchi delle Apuane e dell’Appennino.
Sono altri gli elementi che, pur distanti 170 chilometri, le rendono “gemellate”. Innanzitutto la “vicinanza con la stirpe dei Medici e l’esperienza sotto la Repubblica Fiorentina”. Durante il dominio di Firenze – all’incirca dalla metà del XV secolo – sono molteplici i contatti fra le due città, attraverso le azioni di personaggi di notevole rilevanza., di cui rende testimonianza, appunto, l’abate Gerini nel suo “Memorie storiche di illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana”.
Uno di questi fu Luchino Valazzana da Fivizzano, “uno dei più provveduti capitani del suo tempo alla testa di quelle invitte squadre chiamate bande nere di Lunigiana”. Luchino, che nel 1542 comandava le bande di Volterra, su incarico di Cosimo I dei Medici, sposò in Volterra Elisabetta Lisci, figlia del gentiluomo Mariotto. Il valoroso capitano, per conto di Volterra, nel 1543 andò anche a difendere Piombino, con 300 fanti, dall’armata turchesca del musulmano Barbarossa. Non meno importante, nei rapporti con Volterra, fu Frate Andrea Securani Fivizzanese, “per eccellenza di predicare cognominato Tromba della Toscana. Fece meravigliare per dottrina le principali città d’Italia, intra le altre Volterra… Francesco de’ Medici donò a lui e alla sua famiglia belle e utili prerogative”.
Anche il “Legista e scrittore” Borgnino Cavalcani contribuì ad intrecciare relazioni con la città della Valdera. Operò come giudice nelle principali città della Toscana al tempo di Cosimo de’ Medici, quando sposò Elisabetta Incontri di Volterra. Contatti importanti sono legati anche alla figura di Pier Carlo Vasoli, poeta, scrittore e “dottore di medicina, che alquanti anni dimorò in Volterra con molta lode e grande stipendio”. Il Vasoli è l’autore del preziosissimo “Erbariolo Lunense” dei primi del XVIII secolo, di prossima pubblicazione, a cura del Comune, ma già consultabile in forma multimediale.
Lo stesso Vasoli attesta che il pittore fivizzanese Camillo Andreani, “scolaro” di Guido Reni, è l’autore di una “bellissima Maddalena” collocata nell’oratorio di San Carlo di Volterra (anche a Fivizzano c’è un oratorio dedicato a San Carlo). Sarà una pura coincidenza, ma il lunigianese mons. Alberto Silvani, attuale vescovo della diocesi di Volterra, è stato per lunghi anni parroco a Gassano. Per finire, Leonardi, nella sua riscoperta dei vincoli, si abbandona anche ad una “parentesi visionaria”, citando, a proposito di Volterra, il passo dannunziano di “Forse che sì, forse che no” , nel quale il poeta, ripensando a Dante, descrive la “collina gessosa, …il lineamento murato… della Città di vento e di macigno”.
Giustamente vengono in mente anche la pietra arenaria di Pognana , la città murata, i bianchi gessi di Sassalbo, i giorni invernali battuti dalla tramontana… Le celebrazioni del Capodanno dell’Annunciazione possono diventare una grande occasione culturale. E coinvolgere le due città e i loro abitanti, come sta avvenendo per tutte le altre città toscane, da quando la Regione ha ripristinato la festa del Capodanno della Toscana, che fino al 1750 si teneva il 25 marzo, in cui la Chiesa collocò la festa dell’Annunciazione, 9 mesi prima di Natale. Tutte le manifestazioni , finanziate dalla Regione, hanno lo scopo di valorizzare itinerari storici- come la via del Volto Santo o la Via Francigena-, culturali, turistici.. Già nel mese di aprile Fivizzano è stata sede di un importante convegno.

Andreino Fabiani