Quei 41 “denari” romani nell’alta valle del Taro

Con una donazione e un convegno a Borgotaro torna di stretta attualità il caso delle monete d’argento del II e I sec. a. C. trovate nel 1958 a San Vincenzo di Valdena e subito scomparse

Quattro dei 36 denari romani esposti in occasione del convegno a Borgotaro e destinati al Palazzo della Pilotta

Tornano di attualità i denari romani d’argento venuti alla luce, casualmente, nel 1958 a San Vincenzo, piccolo paese della valle del Taro nella zona di Valdena, lungo la strada del Brattello, una comunità che fino ad anni recenti faceva parte del territorio della diocesi di Massa Carrara – Pontremoli.
Si tratta di una storia che inizia quasi settant’anni fa: durante i lavori di allargamento della strada, fra i detriti della roccia fatta brillare dagli operai e dilavati dalla pioggia, il capocantiere aveva visto brillare qualche cosa. Si trattava di cinque monete romane, coniate negli anni compresi fra il 136 e il 62 a.C.: ad un’unica fotografia e ad un paio di articoli sulla Gazzetta di Parma e sulla Voce del Taro era seguito un silenzio lungo decenni. Anche perché le monete ben presto scomparvero: un bene pubblico finito probabilmente nel patrimonio privato di qualche collezionista. Ed è probabile che quelle cinque fossero solo una parte delle monete effettivamente venute alla luce.
La vicenda è tornata di stretta attualità nell’ottobre dello scorso anno, quando nella casa di Villa di Salò la sig.ra Ernesta Mori – vedova del prof. Giancarlo Beccarelli originario di Borgotaro ma da lungo tempo trasferitosi in provincia di Brescia – trova fra gli oggetti del marito un portamonete contenente 36 denari romani d’argento. Con grande senso di responsabilità li consegna alla Soprintendenza di Bergamo e Brescia che a sua volta li segnala ai colleghi dell’Emilia Romagna.
La testimonianza della sig.ra Mori ha permesso ai funzionari di ricostruire la vicenda ipotizzando che le monete in quello che ormai è noto come “il ripostiglio di San Vincenzo” fossero in numero ben superiore: troppo pochi quei 41 denari (i 5 trovati dagli operai e i 36 conservati dal prof. Beccarelli) se si confrontano ritrovamenti di altri “ripostigli” anche in area emiliana e contenenti sempre diverse centinaia di monete!

Un momento del convegno di Borgotaro

A questo caso che riemerge dal passato, venerdì 3 luglio a Borgotaro è stato dedicato un interessante convegno (“Il ritrovamento delle monete di San Vincenzo”) introdotto dal sindaco Marco Moglia e dalla dott.ssa Francesca Michelotti, funzionario della Soprintendenza archeologica. Proprio lei ha sottolineato come coloro che detengono un bene archeologico siano tenuti a consegnarlo in quanto bene pubblico dello Stato. Restituzione che può essere compiuta in tutta tranquillità visto che l’atto sana la vicenda.
Al dott. Angelo Ghiretti, archeologo profondo conoscitore del territorio dell’Appennino, già direttore del Museo delle Stati Stele e attuale presidente della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, ha svolto una relazione che ha accompagnato i tanti presenti alla comprensione di un evento tanto lontano quanto misterioso.

La localizzazione di San Vincenzo in un’antica mappa della zona

L’area del Monte Molinatico, così come quella della Cisa (Monte Valoria), per la presenza di frequentati passi appenninici di primaria importanza già in epoca romana, sono stati luoghi di ritrovamento di monete romane. Il caso di San Vincenzo è, in gran parte, ancora da studiare; ma Ghiretti ha evidenziato alcuni elementi di notevole interesse, come la presenza, nei pressi del paese, della località “la chiesa rossa”, oggi un prato.
Che cosa fosse quella “chiesa” non è noto, ma quel toponimo “rossa” viene attribuito alla presenza di una gran quantità di tegoloni romani provenienti da un edificio di dimensioni non conosciute. Difficile dire dove fosse in origine quel “deposito”, anche perché la versione delle monete trovate fra la roccia fatta saltare con la dinamite per allargare la strada non è l’unica; a questa se ne affianca una seconda, che racconta di un ritrovamento, sempre a San Vincenzo, di altri denari romani da parte di un contadino! La vicenda dunque attende di essere chiarita.
Intanto però è noto l’intervallo temporale nel quale quelle 41 monete furono coniate dai Romani: la più antica (appartenente al gruppo delle 36 consegnate dalla sig. Mori) risale al 148 a.C.; la più recente (tra le 5 ancora perdute) al 62 a.C.
Dopo essere stati esposti a Borgotaro, i reperti sono destinati al complesso museale del Palazzo della Pilotta a Parma dove andranno ad arricchire la preziosa collezione di monete romane.

Paolo Bissoli