Domenica 19 luglio – XVI del Tempo Ordinario
(Sap 12,13.16-19 Rm 8,26-27 Mt 13,24-43)
La parabola del buon grano e della zizzania descrive una realtà esistenziale della vita umana. Nel corso della vita corriamo spesso il rischio di affrettare alcune risoluzioni o giudizi tanto da distruggere insieme al male il bene possibile.
L’arte della purificazione esige anche la sana pazienza di lasciar maturare le cose prima di procedere ad una recessione per non incorrere il rischio di vanificare tutto lo sforzo compiuto nel cercare e compiere il bene possibile.
Cristo, che in questa parabola rappresenta il padrone, nel chiedere di non sradicare la zizzania non dice di coltivare né di accettare il male, ma di aspettare che siano tutti e due, il buon grano e la zizania, maturi, visibili, distinti per poter essere sicuri di non togliere il buon grano andando ad estirpare la zizzania.
Il discernimento che Gesù ci propone qui è fondamentalmente basato sulla pazienza, sul saper prendere il tempo necessario per vagliare ogni cosa, senza affrettarci con uno zelo che può rivelarsi fatale per noi stessi o per il prossimo se vediamo solo il male che c’è senza considerare anche il bene che è presente.
Il buon pastore deve imparare a discernere l’autentico zelo da quello falso che il maligno spesso fomenta in noi con l’unico scopo di distruggere insieme il bene possibile e il male che sembra l’unica cosa che esista. È una dinamica riduttiva di chi spesso guarda e giudica la realtà solo nel termine di ciò che manca, o meglio di ciò che è sbagliato tanto da mettere in risalto di ogni cosa solo gli aspetti negativi.
La prima lettura del libro della Sapienza illustra i motivi della necessità di prendere il tempo adeguato prima di giudicare, perché non solo il giusto deve amare l’uomo, ma soprattutto perché Dio stesso concede il pentimento al peccatore dopo i peccati.
Dimostra che ciò che all’inizio è iniziato male, potrebbe nel tempo evolversi verso il bene, proprio perché Lui stesso, nella Sua grande bontà e amore infinito per l’uomo non smette mai, come il seminatore, di infondere nel cuore dell’uomo la grazia della conversione, giacché non è venuto per i giusti ma per i peccatori.
La dinamica evangelica che ci rivela la parabola del buon grano e della zizzania è quella della misericordia, quella di riprendere a credere nell’uomo, proprio perché Dio crede in lui e non l’abbandona mai. Fino alla fine dovremmo anzitutto, come Cristo, prima di decidere di abbandonare chiunque ci sembra sia nell’errore, concedergli tempo.
Il tempo però non deve essere quello di aspettare la sua rovina, ma, al modo di Dio, permettere che egli possa ritrovare la luce, fare il passo verso la vera libertà, quel tempo non deve essere neutro, né quello di sperare la rovina totale dell’altro, ma pieni di fede e speranza testimoniare la Carità di Dio attraverso la nostra vicinanza e il sostegno spirituale necessari.
Don Jules Ganlaky



