La proclamazione del libro vincitore domenica 26 luglio a Pontremoli

Si presenta quest’anno nel quarto fine settimana di luglio l’appuntamento con il Premio Bancarella, giunto alla 74.ma edizione. Sarà infatti domenica 26 luglio, in piazza della Repubblica a Pontremoli l’attesa proclamazione del libro che si aggiudicherà l’ambita fascetta e dell’autore (o autrice) che potrà mettere in bacheca la statuetta di San Giovanni di Dio, protettore dei librai.
In questa settimana che precede la serata finale vi proponiamo la rosa dei sei finalisti e una breve recensione: provate ad anticipare il risultato pronosticando quello che sarà il prescelto!
Roberta Recchia “Io che ti ho voluto così bene” (Rizzoli)
Anni ‘80, litorale romano. Luca non ha neanche quattordici anni, ma ha una sensibilità silenziosa che lo rende diverso dai coetanei. Con i genitori e il fratello maggiore abita in una località di mare, che ogni anno con la bella stagione si popola anno in una routine che sembra immutabile. È in questo classico teatro degli amori estivi che una ragazza diventa il suo primo amore. Quando però lei scompare, e i Carabinieri bussano alla loro porta, della famiglia di Luca, la sua esistenza viene segnata per sempre. Per sottrarlo all’ombra che si propaga sulla famiglia, la madre gli riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata: nella bergamasca lo aspettano lo zio Umberto, professore al liceo, e la zia Mara con le cugine. È un mondo completamente diverso, quello del Nord, molto lontano da quello della sua infanzia. È qui che Luca prova a ricostruirsi, cresce e mette nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. A sostenerlo c’è lo zio Umberto, ma anche Flavia, una ragazzina determinata a fargli ritrovare la speranza nel futuro. Dopo il fortunato Tutta la verità che resta, Roberta Recchia racconta una storia scomoda, originale, per certi aspetti lontana dal politicamente corretto, fatta di tragedie, legami spezzati e ritrovati, ma anche di perdono e di rinascita.
Paolo Ruffini “Io sono perfetto” (La nave di Teseo)
Paolo Conforti è un politico ambizioso e disonesto, abile a parlare alla pancia del paese e a costruire verità convenienti. È a un passo dal diventare Presidente del Consiglio, il traguardo per cui ha sacrificato tutto. Ma Paolo ha anche un fratello gemello, Simone, affetto da sindrome di Down, di cui si prende cura da quando, tredicenne, sono rimasti orfani. Simone è la persona a cui Paolo è legato più che a chiunque altro. Simone vive una vita semplice e felice: il lavoro da bidello, l’autobus di ogni mattina, le merendine, i programmi di Maria De Filippi e l’affetto incrollabile che nutre per Paolo. La sua forza è vedere la bellezza, ovunque, e andare sempre al sodo delle cose. Quando la carriera di Paolo crolla per un caso di corruzione e un ricatto pericoloso, il politico trova una soluzione disperata e geniale: candidare Simone al posto suo, convinto di poterlo manovrare. Ma Simone non è manipolabile e la sua campagna – fatta di abbracci, sincerità e gentilezza – sorprende il Paese, e soprattutto Paolo. E se il prossimo Presidente del Consiglio fosse Down? L’autore, in una sorta di favola moderna e graffiante che mette a nudo le contraddizioni della società contemporanea e gli oliati meccanismi della politica, costruisce una narrazione che mette in discussione il concetto di normalità e i meccanismi della rappresentazione sociale e politica chiudendosi col quesito: voi lo votereste… Simone?”.
Lorenza Gentile “La volta giusta” (Feltrinelli)
Milanese, numerosi romanzi già all’attivo nonostante sia ancora un’under 40, Lorenza Gentile ambienta questa sua ultima produzione letteraria in un piccolo paese delle Alpi Marittime, dove il mare è però lontano sessanta chilometri anche perché siamo a milleduecento metri di altitudine. Qui Lucilla, alla quale anche le sfide più ambiziose non fanno paura, prende in gestione un’attività polifunzionale abbandonata da tempo, con bar, ristorante, locanda. Doveva essere un progetto di coppia, una scelta di vita, ma il compagno Enrico “Grandi Sogni” la manda avanti per poi non raggiungerla: non è il primo uomo che decide di non seguirla, e non è nemmeno la prima delusione d’amore. Ma ora la giovane donna si ritrova ad affrontare da sola anche quella che, pur nella positività del progetto, si prospetta essere un’avventura dall’esito incerto, senza un uomo al fianco e soprattutto senza un’auto in un mondo dove l’utilizzo dei mezzi pubblici, soprattutto in montagna, non è mai semplice. Ma potrà contare sulla solidarietà tipica delle piccole comunità (qui gli abitanti sono appena quindici…) di periferia, che avrà il volto di vari personaggi che via via popolano il romanzo. “E così mi trovo a ricominciare daccapo. È la volta giusta. Lo sento”, sono le righe che aprono il libro. Avrà ragione?
Annalisa Menin “L’Anna che verrà” (Giunti)
“L’Anna che verrà” è un romanzo intimo e psicologico sulla rinascita femminile, fortemente ispirato alle esperienze reali dell’autrice, e chiude la trilogia dedicata al personaggio di Anna Venier. Alla soglia dei quarant’anni, Anna Venier è una donna in carriera apparentemente solida, ma interiormente spezzata. Una sera d’estate viene colpita da un grave attacco di panico a New York, rendendosi conto di essere profondamente sola, infelice e intrappolata in dinamiche di dipendenza emotiva. Decisa a riprendere in mano la propria vita, lascia la metropoli americana e ritorna alle proprie origini nella provincia veneta. Il libro è nettamente diviso in due macro-parti: partendo dalla “Anna che era” in cui analizza il passato, affrontando la discesa nel dolore, le relazioni disfunzionali e l’elaborazione del lutto (il marito è scomparso dieci anni prima). Nella seconda parte “L’Anna che verrà” il romanzo si focalizza sul futuro. Stabilitasi a Casa Bohemia (una vecchia stazione ferroviaria degli anni ‘30), Anna si rigenera tra la natura e la cura di sé. Il romanzo esplora con delicatezza la maternità tardiva e complessa (Anna deve decidere se utilizzare lo sperma congelato del defunto marito per avere un figlio), il superamento della dipendenza affettiva e l’accettazione della propria vulnerabilità come punto di partenza per riscrivere il proprio destino.
Felicia Kingsley “Scandalo a Hollywood” (Newton Compton)
“Scandalo a Hollywood” è una commedia romantica frizzante incentrata sul mondo del giornalismo e dello spettacolo, caratterizzata dalla classica dinamica che trasforma gli iniziali rivali in innamorati. La protagonista è Sofia Cortez, una giovane giornalista idealista che sogna di fare grandi inchieste. Lavora però per il giornale “Hollywood e dintorni”, una rivista di cronaca rosa sull’orlo del fallimento. Per salvare la testata ed evitare la chiusura, Sofia viene costretta dai suoi superiori a fare l’unica cosa che detesta: occuparsi di puro gossip sulle celebrità. Sulla sua strada si posiziona Hayden West (soprannominato Wild Wild West), il re indiscusso del pettegolezzo di Los Angeles, temuto da tutte le star e autore del libro scandalistico di successo “UnHollywood”. Hayden e Sofia si conoscono molto bene: erano acerrimi rivali ai tempi dell’università. Quando entrambi si mettono sulle tracce della stessa identica notizia bomba, la loro antica competizione si riaccende violentemente a colpi di scoop rubati e indagini al limite della legalità nei party più esclusivi di Hollywood. Tuttavia, per far fronte a una verità più complessa del previsto, i due si renderanno conto che unire le forze è l’unica mossa vincente, trasformando la rivalità professionale in un’inaspettata attrazione sentimentale.
Gianlivio Fasciano “Mi chiamo ruggine” (Castelvecchi)
Avvocato con la passione della letteratura: Gianlivio Fasciano, molisano che si divide fra Napoli e Parigi, dopo “La Promessa” (2022) dedica un altro romanzo a quelle che lui stesso definisce storie “di donne e di uomini che non contano”. E il protagonista di “Mi chiamo ruggine” (Castelvecchi, 2025) è appunto un antieroe: Enrico Abate è un giovane dell’Italia del sud che decide di arruolarsi nella Legione Straniera per lasciarsi definitivamente alle spalle il proprio passato. Per farlo completamente si trasforma in Pierre Rousseau, evolvendo e annullandosi in un numero di matricola, militare in uno dei corpi più spietati. In un attimo, davanti al lettore si spalanca il mondo della guerra, dell’orrore delle sue mille violenze e delle tante tragedie; un mondo lontano, nel quale non solo Enrico perde la propria identità, ma anche quella innocenza che aveva caratterizzato la prima parte della sua vita. Perché nella Legione i singoli fanno gruppo fino a diventare branco, spesso violento e brutale, non importa dove, né perché. Quello che importa è che in quell’ambiente dove gli uomini si abbrutiscono e diventano barbari, il senso del corpo e di una particolare “amicizia” è così forte da diventare regola: non si lascia indietro nessuno. Come sono lontani gli anni trascorsi in Sicilia, fra desiderio di crescere e amori impossibili!



