Realizzati lo scorso anno con un finanziamento di circa 300mila euro dal GAL Lunigiana

Lo stato precario della lanterna del campanile e l’iniziativa della Parrocchia di San Martino sono stati l’esca che ha suscitato gli interventi realizzati lo scorso anno nel borgo di Albiano Magra e inaugurati in estate con una partecipata cerimonia. Come è noto, il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana, tramite il GAL Consorzio Lunigiana, e dal Comune di Aulla quale capofila del partenariato composto da: Parrocchia, Pro Loco Viviamo Albiano, Società Filarmonica Albianese, e dal centenario Bazar di Gianfranco Moretti.
Il titolare, che mi piace ricordare per l’amicizia ed il particolare entusiasmo rivolto all’iniziativa, deceduto durante la fase progettuale è stato sostituito dalla sorella Giovanna. A questi va aggiunto il sostegno dei partner indiretti, della Croce Rossa, in particolare, per il supporto logistico e morale alla complessa operazione nonché l’appoggio di 340 sostenitori. Il tema del bando era quello dell’identità e della memoria illustrate e raccontate sinteticamente nei pannelli illustrativi dislocati lungo via Federico Giannetti, curati dalla Pro Loco e stampati sopra supporti forniti dall’Amministrazione comunale.
Tuttavia, le notizie da aggiungere alla storia del borgo si sono scoperte dal vivo, nel momento in cui scrostando un intonaco o aprendo un pozzetto è apparso qualcosa di nuovo, che ha fatto comprendere il permanere di un toponimo apparentemente irragionevole oppure precisato l’epoca di una costruzione.

Ma procedo con ordine. L’aspetto della lanterna del campanile, con la banderuola spezzata, vista da vicino era ancora più terribile e dopo aver rimosso le parti cadenti fu intrapresa un’opera di consolidamento. Durante la delicata operazione è comparsa sotto lo strato d’intonaco una pietra, oggi visibile, sulla quale era stata incisa, all’interno di una semplice cornice dagli spigoli concavi, la data del 1743 che, presumo essere quella della costruzione della lanterna e della trasformazione di una torre tardo medievale in campanile.
A questa conclusione si giunge soltanto attraverso alcuni indizi, dato che l’intonaco della parte inferiore del campanile non è stato rimosso, ma solo consolidato e che il paramento interno sembra ricostruito nei secoli XVII-XVIII. Tuttavia, la parte più bassa della torre forse conserva tracce della sua antica origine come denotano le feritoie dell’edificio adiacente visibili su via Federico Giannetti e dello stesso lato orientale della torre. Ad Albiano, esiste un luogo chiamato “il ponte”, si trova tra la porta inferiore del borgo, detta Medicea e la scala a doppia rampa che adorna la piazza della chiesa formando una sorta di palcoscenico utilizzato anche per manifestazioni pubbliche.
Rimuovendo il chiusino della condotta delle acque di scolo che scende da via Federico Giannetti si scopre che tra la porta Medicea ed il pianerottolo della scala esiste una cavità coperta da una volta a botte che sostiene la rampa inclinata della scala. Proprio un ponte, insomma, forse residuo di quello levatoio che nel Tardo Medioevo proteggeva l’accesso al borgo.
Quindi il toponimo “Ponte” ha una sua ragion d’essere ed ancora oggi, sia pure nascosto svolge la sua funzione copertura di uno scolo d’acqua che scende verso il Fosso, oggi via Circonvallazione. Si tratta di un compluvio naturale situato a levante, tra il Groppo, dove fu costruito il borgo vescovile, e il Castiglione, dove gli uomini di Albiano potevano costruire un castello di cui però abbiamo perduto le tracce, ammesso che sia stato costruito.
Roberto Ghelfi



