Il viaggio di Mario Ferraguti nelle tradizioni del nostro Appennino

Pontremoli. “Dove il vento si ferma a mangiare le pere” presentato in biblioteca

Permangono nei racconti orali vere mitologie appenniniche di figure impalpabili, di folletti e animali fantastici che i vecchi narratori si dicevano sicuri di aver visto o sentito: in un lungo viaggio Mario Ferraguti le ha ricercate ascoltando i racconti di paese in paese, sono storie un po’ perse, poco considerate ma importanti, sono necessari sostrati arcaici di parole, superstizioni, favole che costruiscono relazione, danno nome e immagine a ciò che ci fa paura.
Con discorso dinamico e ricco ma sempre controllato, organico e competente Ferraguti ha fatto la sua inchiesta sostenuto da molteplici e ampi studi di meccanismi antropologici e psicologici e anche linguistici e nel solco di storici della materia quali Carlo Ginsburg: si presenta come un Ulisse appenninico curioso “esploratore di un oceano di fantasmi”, fa esperienza di tanti dialetti uguali nei riferimenti di contenuto ma diversi da zona a zona anche a piccola distanza. Il libro riporta una mappa che indica i vari nomi del folletto nella vasta sua fenomenologia nei paesi tra Emilia parmense e Lunigiana. A Corniglio è folletto, a Berceto è detto ongi, a Pontremoli lupo mannaro, a Casalina spadassina, a Bratto lerco, a Bagnone streghi, a Vairo baffardello e tanti altri sono i termini.
I folletti (bellissimo il baffardello a Sassalbo in copertina del libro) ne combinano di tutti i colori: intrigano i peli delle coda a vacche e cavalli, visitano di notte chi dorme dando impressione di soffocamento, incantano nei boschi in forma di serpe con la cresta. Agiscono sul nostro corpo, sono epifanie brevi che si presentano nei sogni, nei tempi sospesi di passaggio dal dì alla notte, da una stagione all’altra, dallo spazio abitato al bosco, il luogo dell’ignoto, che spaventa se resta non nominato, dove ai confini sono state messe a protezione “maestà” insieme a simboli apotropaici.
La psicanalisi afferma che dai nostri incubi notturni o vigili, in cui restiamo afoni e senza capacità di reagire, ci liberiamo dando nome e immagine alle figure che ci fanno paura. I racconti fantastici di apparizioni addomesticano gli incubi; decifrare il mondo e le paure, far entrare nel nostro vivere l’altro mondo è “terapeutico”. Storie di folletti si accompagnano con quelle delle guaritrici chiamate a segnare i mali. Con la loro “virtù” di parola, di gesti rituali a “effetto placebo” fanno dimenticare al malato ciò che lo tormenta. La Chiesa non approva le formule, le parole imperative con cui la guaritrice (fata o strega buona) ordina al male di andar via; è percepita come donna potente. I luoghi magici nei racconti diventano concreti, sono Faviano paese natale di Mario Ferraguti, sono Compione, Arzengio, Comano e tanti altri del territorio di i nchiesta. (m.l.s.)

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