La Chiesa volse lo sguardo alle questioni sociali

130 anni fa la Rerum Novarum enunciava il diritto dei lavoratori a ricevere la “giusta mercede”

Papa Leone XIII (1810 – 1903)

La Chiesa cattolica, guidata da Leone XIII, 130 anni fa, il 15 maggio 1891, con l’enciclica Rerum novarum per la prima volta poneva il suo sguardo sui problemi sociali del mondo contemporaneo, inaugurando la dottrina sociale della Chiesa, quel campo della teologia morale che, come specificò Giovanni Paolo II nella Sollecitudo rei socialis, interpreta la realtà esaminando la sua coerenza con l’insegnamento del Vangelo sull’uomo e per orientare il comportamento cristiano.
La posizione difensiva e di condanna che il papato mantenne nei confronti dell’illuminismo, del socialismo, dei nascenti stati liberali che archiviavano la lunghissima stagione dell’alleanza tra trono e altare (come dimostrerà la traumatica presa di Roma da parte dell’Italia), con la Rerum novarum mutò in un atteggiamento di analisi della realtà dei tempi che in parte rispondeva al fermento già da tempo evidente all’interno del cattolicesimo e che, soprattutto, orienterà la successiva azione sociale e politica del movimento cattolico.
L’enciclica, di fronte all’emergere della questione operaia, non propose una propria dottrina e nemmeno una nuova visione della società: i richiami di Leone XIII alla benevolenza dei ricchi verso i poveri e alla collaborazione tra classi sociali erano ben poca cosa di fronte alle tesi radicali del socialismo e l’ideale di un ritorno alla civiltà medievale e al suo sistema economico basato sulle corporazioni risultava antistorico di fronte agli sconvolgimenti sociali ed economici conseguenti alla rivoluzione industriale.
Tuttavia, la condanna al socialismo e l’affermazione dell’ineluttabilità delle disuguaglianze furono accompagnati dall’enunciazione del diritto dei lavoratori ad un salario che garantisse condizioni di vita dignitose (la “giusta mercede”), escludendo che il lavoro umano potesse essere regolato dalle leggi del mercato, alla stregua di un bene qualsiasi e sancendo il diritto dei lavoratori ad associarsi per tutelare le loro istanze. In antitesi con le teorie economiche liberali, inoltre, l’enciclica leonina asserì la necessità dell’intervento statale in economia per bilanciare le contrapposte prerogative di capitalisti e proletariato: lo Stato, nella visione di Papa Pecci, passava dall’essere interpretato come strumento per la tutela degli interessi del monarca a mezzo per la promozione del bene comune. Letti nel contesto di quel periodo, questi contenuti rappresentarono una frattura rispetto al passato, e l’apertura ad una stagione inedita del movimento cattolico.
La Rerum novarum fu l’ispirazione per la nascita di leghe operaie e sindacati, di mutue e cooperative, e persino di banche di ispirazione cattolica: strumenti che nel medio periodo diedero forma ad un cattolicesimo sociale e, parallelamente, ad un cattolicesimo politico impaziente di mettersi alle spalle il Non expedit. L’attenzione leonina per le “cose nuove” diverrà la pietra miliare della nascente dottrina sociale della Chiesa, non solo per la celebrazione ad intervalli regolari dei suoi anniversari (Quadragesimo anno, 1931; Octogesima adveniens, 1971; Centesimus annus, 1991), ma per essere stato il documento magisteriale che ha aperto l’era di una Chiesa che non solo indica un orizzonte ultimo ma si preoccupa delle condizioni di quell’umanità con la quale cammina nella storia. (d.t.)

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