Il fivizzanese Michele Angeli e l’enigmatico Liber Mutus

Interessante conferenza nei “Giovedì al Giardino del Palazzo Fantoni Bononi”

Il frontespizio della prima edizione del "Liber Mutus" del 1677
Il frontespizio della prima edizione del ”Liber Mutus” del 1677

Qual è il collegamento possibile fra Michele Angeli e il Liber Mutus? L’appartenenza, un po’ controversa, alla Massoneria (a Fivizzano, in quel periodo, c’erano due logge, una delle quali a Gragnola), afferma il dott. Maurizio Bertazzolo, direttore della farmacia comunale e appassionato studioso, all’inizio della colta conferenza tenuta in diretta su facebook giovedì 26, nell’ambito dell’edizione autunnale dei “Giovedì culturali”.
Michele Angeli, nato a Mazzola, frazione del Comune di Fivizzano, il 21 luglio 1812, ebbe la fortuna di avere come maestro Emanuele Gerini e viene ricordato come uno dei più illustri personaggi fivizzanesi dell’Ottocento, anche se di fama non diffusa, per la sua poliedricità. Fu, infatti, medico, letterato, poeta, politico, giornalista, botanico, scienziato, scrittore, insegnante nel ginnasio di Fivizzano, dopo aver lasciato un posto di prestigio a Firenze, per un amore, per nostalgia o, forse, perché Fivizzano allora era diversa da Firenze solo per la dimensione. Il suo nome, in compagnia di quello dei grandi fivizzanesi, è scolpito nel marciapiede di Via Roma.
Il Liber Mutus è un libro enigmatico, pubblicato a La Rochelle in Francia nel 1677, composto di 15 grandi tavole simboliche, di materia alchemica, scritto da Altus, probabilmente un acronimo. “Senza testo, si legge col cuore ed è fruibile, se si possiede la chiave di lettura”, sono le parole pronunciate nella presentazione da Ragna Engelbergs. Nel corso della relazione il dott. Bertazzolo ha sottolineato più volte l’amicizia di Angeli con Giuseppe Mazzini. Egli stesso fu un fervente patriota e convintamente partecipò ai moti del 1848. Di carattere forte e combattivo, scrisse tre dure lettere a Leopoldo II, perché non consegnasse agli Estensi la Lunigiana, che “voleva non essere umiliata e restare sotto il suo saggio governo”. Scrisse anche molto, dai trattati scientifici ai sonetti (uno dedicato alla Società Operaia per la morte di Mazzini, altri di tono canzonatorio e allusivo), all’analisi dei vari aspetti del territorio lunigianese, la storia, il clima, la botanica, la topografia, l’istruzione, la mineralogia, la topografia, l’agraria. Molto interessante è la nota dedicata, con la collaborazione del prof. Esuli, ad una qualità di grano, il “vernacchio”, oggi “inverna”: abbandonato, perché poco redditizio, fu recuperato e incrociato con un’ altra varietà, dando origine ad un prodotto unico per la panificazione, brevettato negli anni Cinquanta, e benefico per il colesterolo e la glicemia. Non c’è stato ancora chi, oggi, ne abbia riproposto la coltivazione, come sarebbe stato opportuno.
46Mutus_liberMa, cosa c’entra tutto questo col Liber Mutus? Niente se non il sottile filo simbolico che lo lega alla Massoneria, solo apparentemente impenetrabile, ma come può essere una lingua che non si conosce, rispetto a quella propria. Le 15 tavole, con immagini allegoriche, illustrano le operazioni fondamentali della Grande Opera. Frasi scritte si trovano solo nella prima, nella penultima e nell’ultima. Nella prima il Libro della filosofia ermetica viene consacrato da Altus a Dio tre volte ottimo e dedicato ai suoi figli dell’Arte. I numeri, letti al contrario, riportano a passi biblici, in particolare al sogno di Giacobbe.
Nella tavola numero 14 è contenuto l’invito a trarre dalle immagini ogni insegnamento, nell’ultima i due filatteri in ginocchio di fronte all’alchimista pronunciano le parole : oculatus abis, te ne va dotato di occhi (chiaroveggente).
Quanti simboli nella tavola che illustra il sogno di Giacobbe. Gli Angeli , “forza forte di ogni fiorza”scendono e salgono da una scala che unisce il cielo e la terra. La scala e il roseto formano il simbolo del sale, un cerchio col diametro verticale; le trombe di rame alludono a Venere, alla vibrazione chiamata anche Verbo. La parola si rivolge al soggetto dell’Opera, a Giacobbe… I pioli della scala sono 12 come i mesi, come le ore del giorno e della notte, come gli apostoli… La lettura dei simboli, però, non è unica ed è soggetta alle diverse opinioni. In conclusione si può dire che un nome scolpito su una lastra del marciapiede di via Roma ha stimolato una ricerca su internet e su testi scritti e prodotto uno studio che ha rinverdito e diffuso, grazie al dott. Bertazzolo, la fama di una figura importane della cultura fivizzanese, relegata fino ad oggi nel dimenticatoio.

Andreino Fabiani