Nuovo investimento di energie sulla pastorale giovanile

Intervista al direttore dell’ufficio diocesano, don Maurizio Manganelli

32pastoralegiovanile3Continuando l’analisi della situazione della pastorale diocesana, dopo il colloquio con don Cesare Benedetti, delegato per la pastorale diocesana, approfondiamo con il responsabile diocesano della pastorale giovanile, don Maurizio Manganelli, il nesso che può esistere tra unità pastorali e giovani e alcune proposte previste per il prossimo futuro.
“Le attività che erano in programma per quest’anno pastorale, spiega don Maurizio, sono rimaste in sospeso a causa del lockdown: dagli incontri mensili, alla Veglia delle Palme, al torneo di calcetto, all’esperienza estiva al Sermig, fino al pellegrinaggio in Terrasanta. Il gruppo ‘P maiuscola’, nato dalla riflessione su giovani e politica fatta durante il convegno diocesano aveva inoltre già organizzato due incontri sul referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari”. I gruppi parrocchiali, di Azione cattolica e Scout si sono attivati da subito per mantenere vivi i contatti e stare vicini ai propri ragazzi. La Veglia delle Palme ha voluto raccontare proprio questo periodo attraverso il dialogo tra il vescovo e i ragazzi che raccontavano le loro esperienze. “Durante quel periodo, racconta, la consulta di pastorale giovanile ha proposto ‘panequotidiano’: il Vangelo del giorno con un breve commento inviato attraverso gruppi whatsapp e i canali social. Il gruppo ‘P maiuscola’ ha invece proposto un’altra rubrica, ‘the dayafter’ in cui grazie ad alcuni amici (Luca Bortoli, Matteo Spicuglia, Gioele Anni, Marco Lazzarotti, Alcide Angeloni) abbiamo provato a leggere fra le righe del tempo di pandemia che stavamo vivendo. Alcuni giovani sono stati coinvolti in attività proposte dall’ufficio Caritas. È stata celebrata la giornata della Laudatosi’ attraverso un incontro in video conferenza con un focus particolare sulla situazione del nostro territorio (cave, montagna, arenile)”.

don Maurizio Manganelli
don Maurizio Manganelli

“All’avvio della fase 2, come servizio ai giovani e alle famiglie, continua, abbiamo individuato nei Grest estivi l’esperienza adatta per offrire ai giovani la possibilità di svolgere un servizio come animatori. In collaborazione con l’Azione cattolica sono stati avviati un centro nella parrocchia della Madonna del Monte a Massa e uno al Centro Giovanile di Carrara che resteranno attivi per tutta l’estate. Altri Grest sono stati attivati a Pontremoli. Alcune associazioni hanno poi proposto campi estivi residenziali”. Per ciò che riguarda il rapporto tra unità pastorali e pastorale giovanile, “bisognerà capire intanto quali saranno le unità pastorali e cosa comporterà in concreto per una parrocchia entrare in questo nuovo sistema. Il lavoro più importante, dice il responsabile diocesano della pastorale giovanile, penso sia quello di chi deve raccogliere idee e proposte, facendo evolvere un’idea iniziale in un progetto maturo che tenga conto del percorso ecclesiale fatto. Sarà poi essenziale coinvolgere anche i laici”.
“Per quanto riguarda i giovani, continua, la sfida più importante è l’investimento sulle persone. Un esempio: se la priorità è realmente la pastorale giovanile, gli spostamenti dei parroci dovrebbero essere fatti in base alla predisposizione a stare coi giovani più che per ‘tappare buchi’. Inutile avere un progetto di pastorale giovanile se poi in una zona nodale per la presenza di giovani si manda un parroco che non potrà o non avrà in testa lo spendere tempo energie e soldi per i ragazzi; naturalmente vale anche il contrario. Entro il prossimo mese verrà definito il calendario della pastorale giovanile. Posso dire che, in questa fase ancora embrionale di riorganizzazione del territorio, ci faremo qualche domanda sulla formazione degli animatori provando a mettere a fuoco il problema del passaggio tra gli anni del catechismo e le esperienze che la chiesa può proporre ai giovani”.
L’impegno prevalente della pastorale giovanile ad oggi è rivolto a chi già frequenta un percorso ecclesiale. “Sono ormai anni, ricorda don Maurizio, che Papa Francesco parla di ‘chiesa in uscita’, stimolando le chiese locali a parlare nuovi linguaggi e rivedere le proprie pratiche pastorali. Si tratta di spendere energie là dove non si erano ancora spese e magari di spenderne meno in quelle attività o in quegli ambiti che non evangelizzano più. Ad esempio, alcune diocesi hanno compiuto scelte concrete proprio per concentrare le energie in ambiti più essenziali. La diocesi di Roma ha iniziato ad applicare la norma che consente di affidare una partecipazione alla cura pastorale di alcune parrocchie – con un parroco moderatore – a diaconi o a gruppi di laici. Gli uffici pastorali sono l’espressione delle scelte che fa la diocesi, delle strategie pastorali che decide di mettere in atto. Se è vero che tante delle attività che proponiamo vedono l’interessamento di ragazzi ‘slegati’ da un ambiente parrocchiale o associativo dobbiamo confessare che la storia ci chiama da tempo ad essere presenti anche in altri ambiti. Penso – e ne cito soltanto due – alla scuola e al mondo del volontariato”.

R.B.