Con l’arresto di Cesare Battisti un altro colpo agli anni di piombo

La parola fine sui quasi 40 anni di latitanza di Cesare Battisti

03BATTISTICesare Battisti è stato – finalmente – catturato domenica scorsa in Bolivia, mentre si aggirava per le strade della città di Santa Cruz. Dopo 38 anni di latitanza, si è conclusa una vicenda che sembrava non dovere aver mai fine. In essa coinvolti diversi Paesi europei e non, che hanno accolto e protetto il fuggiasco: Messico, Francia e, più di recente, il Brasile da dove a dicembre l’ex terrorista aveva fatto perdere le tracce, dopo che il neo presidente Bolsonaro gli aveva tolto ogni protezione.
L’arresto è stato effettuato da una squadra speciale dell’Interpol composta da agenti boliviani, italiani e brasiliani. Battisti si era fatto crescere barba e baffi, ma non ha opposto resistenza e ha mostrato ai poliziotti un documento brasiliano che confermava la sua identità. Nella giornata di lunedì è giunto direttamente all’aeroporto di Ciampino dalla Bolivia, che lo ha espulso con l’accusa di ingresso illegale in quel Paese: è stata così evitata la procedura burocratica del suo rientro in Brasile per le pratiche di estradizione.
Quasi immediato il suo trasferimento nel carcere di massima sicurezza di Oristano, dove Battisti sarà posto in una cella isolata e sottoposto a isolamento diurno per sei mesi. Lì sconterà l’ergastolo ostativo comminatogli dalla giustizia italiana, il che significa che a lui non potranno essere applicati i benefici nell’esecuzione della pena normalmente previsti dalla legge.
Fin qui la notizia, che non può non far piacere perché rafforza l’immagine della giustizia e contribuisce a fare ulteriore chiarezza sui mai abbastanza esecrati anni di piombo. Una notizia che, se non proprio da tutti, dalla maggior parte degli italiani dovrebbe essere accolta con soddisfazione e contribuire a rafforzare il senso di unità del Paese attorno ai valori più significativi.
Tutto giusto e chiaro, se non fosse per il senso di fastidio suscitato dal modo in cui il governo ha ritenuto di “cavalcare” l’evento. Intanto, la solita uscita in coppia di esponenti dei due partiti di maggioranza: la legge dei social e dell’informazione usa e getta impone che Lega e M5s siano presenti in contemporanea sui luoghi di maggior richiamo mediatico per prendersi i meriti di ogni avvenimento, senza rischiare che a trarre il maggior vantaggio possa essere l’amico-avversario.
Poi le dichiarazioni: Salvini, secondo il suo solito, ha usato termini da film storico di serie B sui galeotti: “Ora marcirà in cella… Spero di non vedere questo personaggio da vicino”. A parte che, se non per iniziativa del ministro, non c’è motivo perché quest’ultima eventualità si realizzi, un conto è esultare per il successo dell’operazione e garantire l’esecuzione della pena, altro è usare termini che, appunto, cancellano di botto decenni di evoluzione nell’azione della giustizia.
A fronte di ciò, lo stesso invita “l’Italia tutta, senza distinzione di colore politico” a festeggiare! Ma cosa? Il ritorno alla detenzione con le palle di piombo incatenate ai piedi dei prigionieri?

(a.r.)