La Società delle Nazioni: speranza o, forse, utopia

Dopo la fine della Grande Guerra. Fu proposta nel 1919 dal presidente americano Wilson

Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dal 1913 al 1921
Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dal 1913 al 1921

Se vuoi la pace prepara la pace: rovesciando l’esortazione del militarismo dell’antica Roma, mentre i vincitori imponevano il trattato di pace di Versailles, punitivo verso i vinti e premessa di nuova conflittualità, ci fu chi capì che i problemi fra gli Stati non dovevano più essere affrontati con l’eterno ricorso estremo alla guerra. Dopo il cambiamento radicale della tecnologia che rende totale la guerra, la morte viene dal cielo con gli aerei e colpisce i civili come e anche più dei soldati al fronte, la chimica fornisce gas per la distruzione di masse di persone, i costi economici diventano giganteschi.
Unico rimedio è non fare mai più guerre, educare alla pace e difenderla non con arsenali di armi costosissime con lucro scandaloso delle industrie, ma rendere sicuro il mondo col dialogo e la diplomazia. Con queste prospettive nasce la Società delle Nazioni proposta nel 1919 dal presidente americano Wilson, articolata in 14 punti per ricostruire il mondo dopo gli immani disastri, ispirata a una politica di libertà e giustizia, capace di organizzare i rapporti tra i governi e gli scambi commerciali e di ridurre gli armamenti “all’estremo limite compatibile con la sicurezza interna del paese”.
Il riferimento ideale e filosofico era il sogno indicato da Kant nell’opera “Per la pace perpetua” del 1795. Wilson propose al Congresso americano la Società delle Nazioni, ma fu respinta perché gli Stati Uniti miravano ad affermarsi come la più forte potenza mondiale anche con azioni di forza e di aggressione finanziaria. Il wilsonismo fu rifiutato anche dai circoli imperialistici europei decisi ad allargare il proprio dominio e dalle ali rivoluzionarie del socialismo che non ritenevano realizzabile una “riforma democratica del capitalismo” senza prima distruggerlo.
Il patto costitutivo della Società, mentre manifestava le aspirazioni di pace di masse oppresse dal ricordo della guerra, di fatto non era in grado di operare in nessun senso e non disponeva di alcun mezzo proprio per azioni concrete. I tempi bui sopravvennero presto con l’affermarsi di dittature, corsa agli armamenti, guerre coloniali, turbolenze in Medio Oriente, la catastrofe economica del 1929 e il mondo precipita in una guerra ancor più distruttiva.
La Società delle Nazioni fu estinta nel 1946, ma i problemi che l’avevano fatta sorgere c’erano ancora tutti e aggravati dall’uso della bomba atomica; se ne fece interprete l’ONU in cui ora sono entrati quasi tutti i paesi del mondo e che, pur coi limiti di autorità e col diritto di veto dei “cinque grandi” del Consiglio di sicurezza, ha contribuito insieme all’Unione Europea a darci 70 anni di pace, ha risolto crisi esplosive, interviene in vari settori a tutela e sviluppo sociale e culturale.
Lavorare per una pace mondiale stabile è esigenza di assoluto realismo: una nuova guerra mondiale sarebbe nucleare e di distruzione totale senza vinti e senza vincitori: l’abbiamo chiamato “equilibrio del terrore”, ma una cultura della pace radicata nelle coscienze è la più forte garanzia e speranza/utopia.

(m.l.s.)