Conserviamo la pace per non rimpiangerla

Governanti da tutto il mondo a Parigi per il centenario della Grande Guerra

43parigiLa simbolica marcia dei leader del mondo sugli Champs Elysées, il discorso di Emmanuel Macron all’Arco di trionfo, poi il Forum di Parigi sulla Pace nella Grande Halle de la Villette: domenica 11 novembre Parigi ha fatto da scenario alle cerimonie internazionali del centenario dell’Armistizio dell’11 novembre 1918.
Fortemente voluta dal presidente della Repubblica francese, la manifestazione a carattere politico (senza sfoggio di divise militari e armamenti) ha voluto sottolineare, nella ricorrenza della fine della prima guerra mondiale, il valore inestimabile della pace. Al contempo ha condannato ogni forma di guerra e di violenza e ha contrastato nelle parole di Macron (suo l’unico discorso ufficiale) i nazionalismi risorgenti in ogni angolo del mondo.
“Il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo. Il nazionalismo rappresenta – ha affermato Macron – il tradimento del patriottismo. Dicendo ‘i nostri interessi prima di tutto, degli altri non ci importa’, si cancella quello che una nazione ha di più prezioso: i suoi valori morali”.
Parole condivisibili, pronunciate pensando non solo ai mali della guerra ma anche alla battaglia politica in corso in questi mesi tra gli assertori del multilateralismo (Macron capofila, assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, fra i quali si inserisce il presidente italiano Sergio Mattarella) e gli alfieri del nazionalismo (capitanati dal presidente statunitense Donald Trump con la sua “America first”, e dal russo Vladimir Putin – ne sanno qualcosa ucraini e baltici…).
Macron, in un discorso di alto profilo, ha però voluto mettersi espressamente in pole position della prossima campagna elettorale per l’Europarlamento. Si è eretto a convinto sostenitore dell’europeismo mentre in tanti Paesi dell’Ue – dalla stessa Francia all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, fino alla Scandinavia, passando per il Regno Unito della Brexit – crescono i movimenti eurocritici o addirittura antieuropei.
Da qui al maggio 2019 non mancheranno occasioni di confronto politico, non ci saranno risparmiati i colpi bassi da entrambe le parti, ma appare evidente che la battaglia sarà proprio tra questi due schieramenti, non sempre ben assortiti e non esenti al loro interno da posizioni contrastanti, talvolta antitetiche.
Ai cittadini europei spetterà il compito di informarsi per capire, e capire per decidere e votare. Scegliendo, secondo le proprie convinzioni, tra chi vorrà meno Europa e chi vorrà un’Europa diversa, riformata, efficace. Ogni scelta è legittima, ma rimane il monito delle guerre mondiali: l’Europa comunitaria è stata uno degli elementi (non il solo) per garantire 70 anni di pace.
Nel giudizio dei cittadini questo punto dovrebbe essere considerato con la giusta attenzione, essendo la pace la pre-condizione necessaria per la convivenza, la democrazia, la difesa dei diritti individuali e collettivi e per lo sviluppo economico e sociale.

G. B.

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