I toponimi della Valle del Verde tra storia e geomorfologia

L’origine dei nomi della vallata pontremolese legata alla natura del territorio, tra frane e instabilità

Verde a Cadugo
Il torrente Verde nei pressi dell’abitato di Cadugo

La valle del Verde occupa la regione nord-occidentale della fossa tettonica del Magra; a nord è limitata dal crinale che, dividendo il bacino imbrifero del Magra da quello del Taro, segna la linea di displuvio tra il mar Ligure e l’Adriatico. Le fratture ad andamento sia appenninico che trasversale danno ai versanti la configurazione a scala con dossi e pendii. L’arenaria del Gottero, che ricopre il complesso delle argille e calcari, è la formazione di superficie dominante: a settentrione si estende fino al crinale, dal Molinatico a m. Cucco; a occidente è ricoperta da estesi depositi di frana che ne lasciano liberi solo gli strati lungo il crinale da m. Cucco a m. Caviglia; a meridione lascia scoperta la formazione di argille e calcari che dal letto del Verde, dove è sovrapposta agli strati di macigno, sale fin sotto agli abitati di Navola, Veserada, S. Lorenzo e Guinadi. In altitudine si estende per più di mille metri e dà al rilievo l’aspetto di un’alta montagna di pietra, detta Arpa, Alpe in italiano. L’oronimo è assai comune nella parlata dei paesi sorti nei versanti della fossa tettonica del Magra: fino agli anni 1950/60 da più parti durante l’estate contadini e pastori andavano a fare il fieno an’tl’Arpa cioè nell’alta montagna di pietra di arenaria-macigno che forma la catena dell’Orsaro. L’irrequietezza delle fratture e l’instabilità strutturale del complesso agilloso-calcareo,che regge gli strati di arenaria del Gottero, sono la causa di movimenti franosi che danno alla montagna di pietra il nome di Mal’Arpa o MalAlpe, cioè di pericolosa montagna di pietra. La caduta della sillaba -al-, ridondante per sonorità, trasforma il toponimo in Malpe, nella sonorità locale Mulpe, voce riportata negli Statuti di Pontremoli.

Cascata Farfarà
La cascata della Farfarà nell’alta valle del Verde

Il riferimento ai fenomeni franosi risulta evidente dal nome di alcune località: significativa è l’espressione l’è franà che, con la ripetizione della sillaba iniziale fra- in far- foneticamente simile, allitterazione di consonanza, passa dalla voce onomatopeica Far-Franà, al toponimo Far-Farà, che indica un esteso dosso franato da una ripida scarpata; Cadugo è chiamato il dosso di argille e calcari che da sotto Navola arriva al letto del Verde poggiandosi sul macigno con una parete argillosa a strapiombo: per la forte erosione al piede della riva, la parete sembra sul punto di franare da un momento all’altro. La preoccupazione che lo smottamento possa coinvolgere l’intero versante abitato ha indotto l’immaginario collettivo ad attribuire all’intero dosso l’appellativo di Cadùc, Cadugo in italiano; il toponimo, come l’omologo aggettivo italiano caduco, deriva da cadurus, mutazione volgare del participio futuro del verbo càdere, e significa dosso destinato a cadere, cioè a franare. Le fratture dovute alla tettonica distensiva hanno prodotto sprofondamenti in tutto il rilievo della Valle formando versanti a scala con dossi e pendii sia nell’arenaria, sia nel complesso delle argille e calcari: il nome degli abitati sui gradini di arenaria deriva dall’etimo vergema, quello sui gradini del complesso argilloso da bargema: nelle parlata locale, poi, entrambi gli etimi sono andati soggetti a mutazioni foniche comuni. L’etimo (b)-vergema è composto da una radice di antica origine berg-/ verg- e dal suffisso -ema (3) ; in altre località assume suffissi diversi, ma indica sempre, secondo gli studiosi della lingua, un monte soggetto a frane (2); nelle pareti della fossa tettonica descrive, quindi,i dossi e i pendii causati dagli sprofondamenti a scala. In latino verg- è la radice del verbo “verg-ere”,da cui l’italiano abbassarsi, pendere, declinare.

Gianpiero Bertoni

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Nella stesura di questo saggio sono state tenute presenti, fra le altre, le opere di M. Giuliani (“La via del Borgallo,il Pagus vignolensise il castrum Grundulae”), G.D. Serra (L’antico nome del Monte Berigiema), G. Petracco Sicardi (Ricerche topografiche e linguistiche sulla “Tavola di Polcevera”), Meyer-Luebke (Grammatica storica della lingua italiana e dei dialetti toscani- Riduzione e traduzione di Matteo Bartoli e Giacomo Braun), S. Mussi (La toponomastica di Borgotaro), M. Bernini – G. Papani (La distensione della fossa tettonica della Lunigiana nord-occidentale), M. Bernini – P.Vescovi (Carta Geologica della Lunigiana), G. Raggi (Neotettonica ed evoluzione plio-pleistocenica del Bacino del Magra) e G. Di Battistini – C.Rapetti (Arenaria)

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