
L’Estate che abbiamo vissuto, non ancora terminata, sarà ricordata anche per le tragedie silenziose consumatesi fra le mura domestiche; fa paura il silenzio “assordante” che si annida nelle anime spezzate covando angoscia ed un malessere che cresce fino ad esplodere in drammi. Fa paura ma non deve lasciarci spettatori di un dolore lancinante che si ripete, ormai, troppo spesso in quella normalità apparente alla quale dobbiamo imparare a non cedere. Le due famiglie distrutte da un omicidio-suicidio, rispettivamente nel quartiere romano di Pietralata e a Finale Ligure non possono lasciarci indifferenti.
Chiusa ermeticamente la porta della speranza nell’avanzare dell’angoscia della paura, del delirio di rovina. La scelta di portare con sé le persone più care, in apparenza la cosa più atroce possibile, vissuta come gesto d’amore. Niente domani, nessun futuro mentre la vita da dono immenso, indipendentemente dalle fragilità, diviene peso e sofferenza, a certi livelli, malattia.
Mentre fuori, sulle spiagge, in montagna, in riva al lago si scherza, ci si diverte (spesso in modo sbagliato che nulla a che vedere con la festa) la bomba del “sentirsi abbandonati e soli” deflagra fra le pareti. Non più giochi e sorrisi innocenti, manine tese che cercano sicurezza e amore, sogni nel cassetto che aspettano di essere realizzati, progetti e aspettative… solo il buio che tutto ingloba e inghiotte trascinando ed accelerando la discesa agli Inferi.
Col senno di poi ci si interroga, si cerca una risposta, un motivo che sappia, in qualche modo, rassicurarci. Per tornare a compiere gesti abituali per esorcizzare le paure. Ci si muove fra la “tragedia annunciata e la tragedia inspiegabile” che, nell’oscurità della mente, fanno un insondabile mondo a parte.
Eppure fra questi due estremi, fin troppo luoghi comuni degli spettatori di vita altrui, ci può essere un urlo, una parola, un messaggio, un gesto che possono parlare, far capire, o, far sospettare perché il malessere esistenziale qualche segnala lo lancia. Sempre.
A tutti, a ciascuno, ad ognuno la propria parte; l’obbligo etico, sociale, morale di riuscire a coglierlo impedendo che cada nel vuoto o in abissi troppo profondi da cui non c’è risalita. Diversamente drammi, tragedie, in aumento, solo all’apparenza senza un motivo, continueranno a mietere vittime nella quieta, o rumorosa, distrazione collettiva.
Stendendo lenzuola su ciò che ci turba, perché tutto deve essere piacevole, bello, divertente …. dal doloro bisogna prendere le distanze e da sofferenze magari note, forse denunciate, anche curate ma che non siamo stai capaci di fermare un attimo prima.
In questo ultimo scorcio d’Estate pare, davvero, impossibile trovare motivi per rallegrarci. Il bene c’è, grazie a Dio, ma non fa rumore e tanto ne possiamo fare. Per noi e per gli altri. Perché tutti, indistintamente, abbiamo diritto di vivere, di sperare, di sorridere e di sognare. Ivana Fornesi



