Inaugurata l’opera che celebra lo storico traguardo del gruppo dei donatori di sangue

Ci sono traguardi che non appartengono solo a un’associazione, ma che entrano a far parte della storia profonda di un’intera comunità. È il caso dei settant’anni di attività della Fratres di Pontremoli, un cammino speso a difesa della vita e della salute pubblica che trova una sua eccezionale e permanente celebrazione visiva nel cuore del tessuto urbano cittadino. Presso la rotatoria che unisce via Roma e via Europa è stato inaugurato sabato il nuovo monumento dedicato ai donatori di sangue.
L’evento ha richiamato una folla attenta e commossa di cittadini, volontari e autorità, e ha rappresentato l’atto conclusivo della serie di eventi legati al 70° dell’associazione. A guidare la cerimonia è stato il presidente Fratres Armando Mastroviti, il quale ha voluto rivolgere un pensiero di profonda gratitudine a tutte le generazioni di dirigenti e donatori che, con il loro impegno silenzioso e costante nel corso dei decenni, hanno reso possibile il raggiungimento di questo storico compleanno.

Un ringraziamento condiviso pienamente dalle istituzioni: il sindaco Pier Camillo Cocchi ha rimarcato l’immenso valore civile della scultura, mentre il consigliere regionale Jacopo Ferri ha ricordato la genesi dell’iniziativa, evidenziando come la scelta di posizionare l’opera in un punto così centrale e trafficato rispecchi l’impatto reale e quotidiano della Fratres nella vita del territorio.
Di particolare intensità è stato il momento dedicato alla scoperta dei dettagli allegorici della struttura, illustrati dall’autore, l’artista pontremolese Luciano Preti, insieme al professor Luciano Bertocchi. L’opera si configura come un vero e proprio racconto della solidarietà umana: si parte da una solida base in pietra d’arenaria, simbolo delle radici e della forza della terra lunigianese, da cui si eleva una colonna decorata con motivi a cuore. A sostenerla vi sono mani scolpite che richiamano l’aiuto vicendevole, mentre sulla cima svettano un nido, emblema della famiglia e della cura, e la figura fortemente simbolica del pellicano, antico emblema iconografico del dono incondizionato, colto nell’atto di nutrire i piccoli con il proprio sangue.
A suggellare la giornata è intervenuto il vescovo diocesano, fra’ Mario Vaccari. Prima di procedere con la solenne benedizione del monumento, il presule ha lodato l’opera quotidiana portata avanti dai donatori, definendo l’atto della donazione del sangue come un importante sostegno ai più fragili. (r.s.)



