
Il celebre “Piazze piene, urne vuote” di Pietro Nenni, osservando l’attuale panorama politico, potrebbe essere riconvertito in “Schede piene, seggi vuoti”: mentre l’astensionismo aumenta, sigle e simboli di partito si moltiplicano. L’editorialista di un quotidiano nazionale ne ha contati recentemente venti. Gli ultimi arrivati sono l’ultradestra di Futuro Nazionale e il gruppo neoliberale degli Europeisti di Calenda, Monti, Cottarelli e Picierno. I primi intenti a farsi largo con un populismo grottesco spinto oltre ogni limite, i secondi a tenere alto il vessillo dell’europeismo tecnocratico; i seguaci di Vannacci intenti a pungolare la coalizione di destra, gli altri quella di centrosinistra, anche se entrambe le nuove formazioni si presentano, per ora, come sganciate dai due grandi poli.
Le due neonate formazioni stanno già apportando elementi di chiarezza al panorama politico italiano che si avvia alle elezioni politiche (anticipate?). Futuro Nazionale, con le sue sparate misogine, omofobe e xenofobe, nell’intento di guadagnare consensi con il ben noto schema del populismo destinato poi a rovinare contro la complessità del governare, obbliga i partiti della coalizione di governo a chiarire le ambiguità sulle loro identità politiche e sulla loro collocazione internazionale. Gli Europeisti, uscendo dall’ombrello del Pd mettono in chiaro che le dottrine liberali, pur avendo punti di contatto con il progressismo e il popolarismo sono altra cosa rispetto ad essi.
L’avvento delle due nuove formazioni pone anche alcuni interrogativi: in un quadro politico nazionale e internazionale estremamente fluido e complesso, chi finanzia questi partiti? Quali meccanismi consentono loro un’esposizione mediatica sproporzionata al loro attuale peso? Quali dinamiche gli permettono di dilagare sulle piattaforme social, divenute le nuove agorà di una democrazia adulterata? Domande retoriche, forse, ma non per questo non meritevoli di risposta. Soprattutto nella prospettiva di un voto politico in cui chi può influenzare la comunicazione imporrà i temi della campagna elettorale a chi non è capace di trasmettere una propria agenda e sarà costretto a inseguire.
Con il risultato che i temi della paura (immigrazione, sicurezza, i valori del passato come risposta alle incognite della modernità) oscureranno quelli su cui si gioca il futuro del Paese: sanità, scuola, retribuzioni, casa, transizione ecologica, inverno demografico, distribuzione della ricchezza e delle opportunità. Come stupirsi se, davanti a questa prospettiva a cui si sommerà una legge elettorale che continuerà a negare il voto di preferenza, ad un aumento dell’offerta politica l’elettorato risponderà con un incremento di quanti staranno a casa, accelerando la pericolosa discesa verso una democrazia senza popolo?
Davide Tondani



