Presentato a Bagnone, con successo, il libro “ Vita contadina e Diritti Economico-Sociali”
Sabato 13 giugno a Bagnone, nell’ex Giardino delle Suore Cabrini, è stato presentato il libro “Vita Contadina e Diritti Economico-Sociali. Noia e riflessioni in un villaggio agricolo” (Ed. Il Filo di Arianna). Un’iniziativa dell’Associazione “Donne di Luna” di cui è presidente Giuseppina Maggioni, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.
Paolo Junior Mancini, classe 1992, è nato a La Spezia ed è laureato in Giurisprudenza. Le sue radici affondano in una famiglia contadina. La voglia di scrivere il libro nasce osservando lo snodarsi della giornata in un villaggio agricolo del Sud – Italia, in provincia di Benevento. Ed è la noia, di cui abbiamo un concetto negativo, a sollecitare la sua creatività e introspezione. L’autore rimane impressionato dalla semplicità dei contadini, dal loro umile “modus vivendi” così lontano e diverso dagli abitanti della città. Fatica, sudore, sacrifici, sogni… che si tramandano da una generazione all’altra. Attività di resilienza, ricche di valori manducati sotto il sole rovente, la pioggia, il vento.
Luoghi che assomigliano a cartoline: cielo terso, spighe dorate, casolari con le crepe sui muri, colori, profumi, fragranze avvolte dalla pace. Un’agricoltura tradizionale che lavora e concima il terreno in modo naturale. Un piccolo mondo antico dove risuonano i rumori della natura, del lavoro di donne e uomini, dalle grida dei bambini. La sera si torna al focolare che riunisce la famiglia.
Il mondo digitalizzato rimane fuori, lontano, inimmaginabile. La produzione giornaliera non è finalizzata al profitto bensì al fabbisogno personale della famiglia. Non ci sono, dunque, terreni negletti. Ogni tipo di terra è coltivato, quasi accudito. Nel minuscolo borgo i volti sono segnati dalle rughe mentre le mani nodose segnano il ritmo del tempo e delle stagioni.
I luoghi di ritrovo sono la piazzetta della chiesa, la fontana da cui zampilla acqua sorgiva sotto la data “1927”. Anche da qui è passata la grande storia con alterne vicende e dominazioni. Anche qui il mese di agosto accoglie il ritorno dei “figli lontani”, sparsi un po’ ovunque.
Emigranti uguali a tutti gli altri perché uniti da un unico desiderio “tornare”per omaggiare i vivi e salutare i morti, nel piccolo cimitero. Si parla il dialetto: l’idioma della tradizione; la voce dei padri. Il mondo intanto, si è capovolto. La tecnologia regna e domina il Pianeta.
Le nuove generazioni non calciano più palloni di pezza, non ascoltano più il racconto dei nonni. Si affidano al Wi-Fi, al computer, allo smartphone. Rimane la solidarietà che lega persone di età diverse. La Rivoluzione industriale e l’avvento del capitalismo soffocano, ormai, le piccole produzioni agricole. Il mercato, sempre più globalizzato e multinazionale, disconosce la tradizione agricola del passato svilendo la sicurezza alimentare.
La politica, di qualsiasi schieramento, dovrebbe avere a cura i prodotti locali, l’autenticità dei sapori con incentivi ad hoc. Diversamente il ripopolamento della campagna, anche in Lunigiana, resterà utopia.
Il libro, nato come romanzo raggruppa vari argomenti evidenziando i diritti dei lavoratori e la tutela della loro dignità, come prevedono vari articoli della nostra Costituzione. Uguaglianza, sicurezza, rispetto della persona indipendentemente dal colore della pelle sono baluardo dello Stato Sociale.
Per abbattere la differenza di genere, anche sul lavoro, la schiavitù del capolarato, la discriminazione, l’amarezza del calice della solitudine e dell’emarginazione. Un libro che si legge rapidamente ma che implica spazio per riflessioni ed impegno concreto. Per essere migliori e migliorare il pianeta che ci ospita.
Ivana Fornesi



