Nel centenario della morte del grande architetto spagnolo

Antoni Gaudí (1852 – 1926) – Da Wikipedia

Antoni Gaudí nacque il 25 giugno 1852, da Antonia Coronet e Francesco Gaudí, artigiano specializzato nella professione di ramaio, proprietario di una tenuta agricola al Mas della Calderara nella borgata di Riudoms, non lontano dal comune di Reus, in Terragona, dove fu battezzato. Entrambi i luoghi rivendicano la sua nascita ed ancora oggi conosciamo con certezza solo quello del battesimo. Cagionevole di salute, trascorse l’infanzia tra la campagna e la bottega del calderaio; se la prima gli insegnò a riconoscere fiori, foglie, alberi, uccelli, costruendo dentro di lui le immagini di un repertorio formale che lo accompagnerà per tutta la vita, la seconda lo forgiò.
La capacità di lavorare i metalli sviluppò in lui quella sensibilità manuale tipica degli artigiani che nella maturità gli permise di imitare la natura nelle sue multiformi sfaccettature. Nel 1878 si diplomò alla nuova Scuola di Architettura dell’Università di Barcellona ed entrò nel Collegio degli Architetti della città. Vista la sua versatilità fu collaboratore di affermati architetti e, probabilmente, dello stesso Francisco P. del Villar primo incaricato del progetto della Sagrada Famiglia.
Ma fu a causa di un suo progetto in vetro e metallo forgiato, di vetrina espositiva realizzata per il guantaio Esteve Coronella di Barcellona, presentata all’esposizione Internazionale di Parigi del 1878, che la sua vita ebbe una svolta decisiva. L’oggetto piacque ad Eusebi Güell y Bacigalupi, erede di una delle più facoltose famiglie della Catalogna.
Tra i due si stabilì un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita e che diede a Gaudí, l’opportunità di realizzare importanti opere come il palazzo di Barcellona (1888), la Cripta della colonia Güell (1903-1905) ed il celebre Parco Güell (1900-1926) con le maioliche colorate, dove nel 1906 acquistò una casa che abitò con il padre e la nipote.
Alla morte di questa la sua dimora prevalente divenne il piccolo studio-laboratorio presso il cantiere della Sagrada Famiglia, impresa alla quale si dedicò dal 1883 al 1926. Se all’inizio della sua attività professionale Gaudí vestiva alla moda e frequentava i salotti della borghesia cattolica catalana, intorno ai quarant’anni divenne sempre più distaccato e austero, incline al misticismo, incurante dell’aspetto, dedito al digiuno. Sempre a piedi (percorreva mediamente 12 km al giorno), si recava a messa tutti i giorni ed ai vespri nell’oratorio di San Filippo Neri dove si confessava ed aveva un padre spirituale.
Il 7 giugno del 1926, verso le sei di sera, fu investito da un tram: il suo aspetto era talmente dimesso che nessuno lo riconobbe, non aveva documenti, ma soltanto una Bibbia. Sopravvisse fino al 10 giugno quando morì in ospedale all’età di 73 anni.
Nel 1998 l’arcivescovo di Barcellona avviò la causa di beatificazione ed il 14 aprile 2025 Papa Francesco, riconoscendo le sue virtù eroiche, lo ha dichiarato Venerabile.

Roberto Ghelfi