Ecco che cosa pensano i giovani del coronavirus e della movida

Siamo in piena seconda ondata, ma tra poche settimane riapriranno bar e luoghi di ritrovo

Che in autunno sarebbe arrivata la seconda ondata di contagi da Covid19 e che sarebbe stata peggiore della prima era stato annunciato fin dalla primavera. Ma se ripensiamo ai comportamenti visti un po’ in tutta Italia da giugno a settembre sembra che la maggioranza non ci abbia creduto; Pontremoli e la Lunigiana non hanno fatto eccezione. Ora siamo ancora in balìa di una seconda fase di pandemia che ha colpito duramente anche il nostro territorio, eppure già si pensa alle riaperture di gennaio. Abbiamo pensato di sentire il parere dei più giovani, quelli che la “movida” la osservano da vicino e, in qualche misura, la vivono.

Giovani e coronavirus
Giovani e coronavirus

“Noi giovani veniamo spesso additati fuori luogo”. A Pontremoli Giorgia (22 anni) e Giacomo (20 anni) concordano con quanto detto da Marco (26 anni), che preferisce mantenere l’anonimato e per il quale userò un nome di fantasia. A quasi un anno dal primo caso di Covid-19 in Italia, si parla ancora di restrizioni e limitazioni e molte di quelle che una volta chiamavamo abitudini sono ancora lontane dall’essere di nuovo la normalità. Noi giovani abbiamo risentito molto di questa situazione. Siamo i soggetti meno a rischio, ma non immuni – Giorgia ne è un esempio – e, se nei primi mesi dell’epidemia è emersa la nostra diligenza, dall’estate in poi siamo stati spesso indicati come i principali responsabili della diffusione. Meglio non fare di tutta l’erba un fascio. I punti di vista sono differenti, ma su un aspetto Giacomo, Giorgia e Marco sono concordi: le misure di prevenzione e contenimento del virus sono giuste. “Ci sono luoghi di affollamento in cui i ragazzi non sanno gestirsi più di tanto” afferma Giorgia, sulla stessa lunghezza d’onda di Marco, secondo cui “bar e ristoranti sono i principali palcoscenici di contagio”.

mascherine-coronavirus

Giacomo, invece, tiene a precisare che “ci sarebbero da rivedere certi aspetti. D’altronde sapevano ci sarebbe stata una seconda ondata e avrebbero potuto lavorare meglio prima per evitare che fosse come la prima. Ma a mio parere sono giuste”. Come Giacomo, molti ritengono che la classe dirigente non sia stata all’altezza della pandemia. Ma chi avrebbe mai immaginato una situazione simile? Ciò di cui siamo certi è che la responsabilità di ognuno di noi è fondamentale nella lotta al virus. E troppo spesso alcuni giovani superavano i limiti. “Alcuni ragazzi a volte arrivavano fuori dal bar con la mascherina e si baciavano tirandosi giù la mascherina” dice Giorgia. Marco, invece, tiene a precisare “che un po’ tutti si lasciavano andare, perché c’erano bar in cui i giovani erano tanti, troppi in troppo poco spazio, senza mascherina, ma anche bar meno frequentati in cui i più anziani erano senza mascherina quando poi loro sono i soggetti più esposti e più fragili”. È anche vero, però, che se durante la prima fase non c’era un responsabile, quest’estate noi giovani siamo stati al centro dell’attenzione, rei di aver frequentato le discoteche e di aver esagerato con la movida. E la responsabilità è ricaduta su di noi. “Non può essere solo colpa dei giovani, non è colpa solo di una determinata categoria. Dire che la responsabilità è dei ragazzi perché alcuni hanno avuto determinati comportamenti mi sembra esagerato” ritiene Giacomo. Marco aggiunge: “obiettivamente una parte delle generazioni più giovani, senza fare di tutta l’erba un fascio, ha preso troppe poche precauzioni e c’è stata troppa poca responsabilità e lungimiranza. Permettimi di dire però che prima ancora dei giovani c’è stata poca responsabilità e lungimiranza dei nostri governanti”. Con misure sbagliate “si sono incentivati i comportamenti sconsigliati”. Misure come l’apertura delle discoteche, che i ragazzi condannano unanimemente.

09corona_virus1

Giorgia sostiene che “sono cose a cui non si può dare una regola. Se le apri, le apri come si deve, non puoi stare lì a dire “mantenete la distanza”. Era meglio stare più calmi”, Giacomo ritiene che “l’unica cosa che deve rimanere chiusa sono le discoteche” perché “se alla maggior parte dei giovani non succede niente non è importante. Se i ragazzi si contagiano possono trasmetterla anche alle persone più anziane”, mentre il pensiero di Marco può essere riassunto in una frase: “per me rimane inconcepibile che noi viviamo in un paese dove quest’estate le discoteche erano aperte e le biblioteche erano chiuse”. Noi giovani siamo i soggetti meno a rischio, ma non per questo immuni. Giorgia, tornata positiva da una vacanza, ne è l’esempio. E oltre il danno la beffa: “laurea con il Covid-19. Sono stata chiusa in camera, a distanza dai miei, avevo il mio bagno personale. È stata molto triste perché l’ho passata chiusa in camera mia. I miei genitori da lontano, non ci siamo neanche potuti abbracciare né festeggiare. È stata un po’ brutta, ma così era. Festeggeremo quando passerà”. Giorgia ora studia a Venezia ed è una pendolare proprio come Marco, che tiene a sottolineare come “i giovani, soprattutto gli studenti universitari, purtroppo, sono stati l’ultima ruota del carro per quelle che sono le priorità che si è dato questo paese” e, conclude, “noi ragazzi in realtà veniamo additati spesso fuori luogo. A volte a ragione. Ma spesso fuori luogo”. Dopotutto, confermano Giacomo e Marco, dei giovani si ha spesso una visione sbagliata. “Di solito quando si dice che è colpa dei ragazzi lo si fa in base a ciò che si vede in televisione, in cui la giornalista intervista il ragazzo che non ha la mascherina. Non si può guardare questi individui e dire ‘tutti i ragazzi sono così’” dice il primo; “ho il timore che diventi un luogo comune il fatto che i giovani non sappiano che il presidente della Repubblica non è Silvio Berlusconi e che vadano solo in discoteca a ubriacarsi” continua il secondo. Generalizzare è sbagliato e noi ragazzi percepiamo questo peso. Se uno sbaglia, sbagliano tutti, il particolare condiziona l’opinione che si ha dell’universale. Ma l’induzione non è una scienza esatta.

Andrea Mori