Sulle orme di Mons. Luigi Rosa, “un pastore innamorato del suo gregge”

La partecipazione del Cardinale Fortunato Frezza alla festa del voto a Santa Maria Addolorata a Filattiera è stata occasione per tornare nei luoghi di vita del Vescovo che lo ordinò sacerdote

Il card. Fortunato Frezza nella Pieve di Sorano il 26 luglio 2026

Ci sono luoghi ai quali si ritorna non per nostalgia ma per gratitudine, luoghi dove il tempo non cancella gli incontri decisivi. È con questo spirito che il card. Fortunato Frezza è tornato a fine luglio in Lunigiana, a sessant’anni dalla sua ordinazione sacerdotale, per ripercorrere i luoghi legati a mons. Luigi Rosa, ultimo vescovo residenziale della diocesi di Bagnoregio, che il 28 giugno 1966 lo ordinò sacerdote nella parrocchia di Sipicciano.
Il pellegrinaggio lo ha condotto a Montelungo (paese dove il presule era nato nel 1883), in Valdantena e a Bagnone (dov’è stato parroco), a Pontremoli e infine alla Pieve di Sorano a Filattiera, dove ha celebrato l’Eucaristia accolto dal parroco mons. Antonio Costantino Pietrocola in occasione delle celebrazioni per la festa del voto a Maria Addolorata.

Mons. Luigi Rosa (in primo piano con il pastorale), il 22 agosto 1942 a Bagnone saluta i fedeli quasi al termine della celebrazione nella quale è stato consacrato Vescovo da mons. Giovanni Sismondo. Qui compare con (a destra) mons. Luigi Costantini, Vescovo di Luni – Sarzana – Brugnato, mentre dietro mons. Rosa si scorge mons. Evasio Colli, Vescovo di Parma.

In quest’occasione abbiamo avuto il piacere di incontrare il card. Frezza e di raccogliere alcune riflessioni sulla sua storia sacerdotale e sul cammino della Chiesa.
“È la terza volta che torno in Lunigiana – ricorda il cardinale – La prima fui ospite di don Michele Pizzanelli che, grazie al legame con mons. Rosa, fu mio insegnante di italiano nel seminario minore di Bagnoregio. Conservo anche il ricordo di don Alfredo Arsena, altro sacerdote di questa terra, che mi insegnò matematica”.
Il cuore del suo ritorno è però il vescovo Rosa. Entrato nel seminario minore, il futuro cardinale ebbe modo di conoscerlo più da vicino, “secondo le sue richieste, a turno noi seminaristi lo accompagnavamo nella sua uscita quotidiana per il paese”. Un gesto semplice che racconta la premura di un vescovo desideroso di conoscere di persona i giovani affidati alla sua cura.
Il porporato ricorda un pastore che sosteneva il seminario anche a costo di sacrifici personali e che, durante la guerra, si adoperò per ottenere clemenza verso la popolazione, partecipando anche all’accoglienza di alcuni ebrei provenienti da Pitigliano.

Mons. Luigi Rosa vescovo di Bagnoregio in un fotogramma del filmato del 1963 (da YouTube)

“Mons. Rosa era un uomo molto paterno e, al tempo stesso, forte. Una persona amabile, ospitale, un pastore dolce e zelante. Era il classico esempio del buon prete che, diventato vescovo, è rimasto sempre un pastore innamorato del suo gregge”.
Fu lo stesso mons. Rosa a incoraggiare il futuro cardinale negli studi alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico. Negli anni universitari gli chiese di rientrare in diocesi ogni sabato per il servizio pastorale e lo ospitava in episcopio, dove collaborava anche come segretario.

Tra i ricordi riaffiora l’incontro di mons. Rosa con Federico Fellini, che inserì nel film La strada alcune immagini della processione della Madonna del Buon Consiglio di Bagnoregio. In quelle scene compare anche il giovane Frezza accanto al vescovo. Il regista per riconoscenza contribuì successivamente al rifacimento del pavimento della cattedrale di Bagnoregio.
Anche un piccolo aneddoto sottolinea un legame tra il Cardinale e la Lunigiana. Quando nel 2022 arrivò per mons. Frezza la nomina cardinalizia, fu l’ingegner Marrani – amico lunigianese conosciuto nell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro – a comunicargli per primo la notizia dell’annuncio pontificio. Dal passato lo sguardo si apre poi al presente della Chiesa.
Papa Leone XIV, afferma il cardinale, “è il Papa giusto per il tempo di oggi”. L’enciclica Magnifica Humanitas, dedicata al rapporto tra dignità della persona e intelligenza artificiale, rappresenta già oggi un punto di riferimento per chi vorrà approfondire il dialogo tra progresso tecnologico e umanesimo cristiano.
Per il cardinale, la parola che sintetizza oggi la missione della Chiesa è “fedeltà”: una fedeltà a Dio e all’uomo che rende la comunità cristiana vicina alle persone e capace di trasmettere il Vangelo con autenticità. Anche le piccole comunità, osserva, custodiscono una missione preziosa, soprattutto verso i giovani, chiamati a ricevere “quell’innesto della fede” che nasce dalla testimonianza dei nonni e dei genitori e diventa vita vissuta.

Fabio Venturini