Un voto che non è solo ricordo ma  “memoria di qualche cosa che vive”

Pontremoli ha rinnovato il voto alla Madonna del Popolo alla presenza del card.Angelo Bagnasco: “Andiamo con lo sguardo dell’anima oltre questo giorno”. Nel pomeriggio la tradizionale processione

L’ingresso nella Concattedrale del card. Angelo Bagnasco

Pontremoli ha vissuto il 404° anniversario del voto alla Madonna del Popolo come un’unica grande preghiera che ha attraversato l’intera giornata del 2 luglio. Partecipata e solenne la S. Messa Pontificale in Duomo, animata dalla Corale S. Cecilia.
A presiedere il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova e già presidente della Cei, che proprio in questi giorni ha celebrato il 60° anniversario di ordinazione sacerdotale. Accanto a lui il vescovo fra’ Mario, il vescovo emerito di Volterra mons. Alberto Silvani, i Canonici del Capitolo e numerosi sacerdoti, sia della nostra diocesi che di quelle vicine.
Dopo la proclamazione del Vangelo, il nuovo sindaco Piercamillo Cocchi ha offerto la tradizionale cera bianca, poi accesa ai piedi dell’immagine della Madonna: un gesto che rinnova il legame tra la città e la sua storia.
Ma è stata soprattutto l’omelia del presule a dare unità alla celebrazione, rileggendo il voto alla luce della fede e della storia. Il pensiero si è subito rivolto a chi, quattro secoli fa, nel tempo della peste si affidò alla Madonna del Popolo.
In questo orizzonte si è aperto l’invito iniziale: “Andiamo con lo sguardo dell’anima oltre questo giorno”, quasi ad introdurre un panorama capace di attraversare il tempo e di leggere il presente dentro un percorso più grande. Il voto non si esaurisce nel passato ma continua ad accadere: non è solo ricordo ma “memoria di qualcosa che vive”.

La consegna della cera da parte del Sindaco di Pontremoli, memoria del voto di quattro secoli fa

È proprio da questa consapevolezza che nasce l’urgenza di non interrompere la trasmissione della fede, a custodire e trasmettere questa “fiamma d’amore” perché non si spengano radici, fede e appartenenza ecclesiale, in una cultura che tende a dissolvere legami e riferimenti.
Lo sguardo si è poi posato sulla condizione dell’uomo contemporaneo dove i credenti non sono “sbandati della storia” ma pellegrini consapevoli, uomini e donne che conoscono origine e destino: “Veniamo dal cuore della Trinità e siamo incamminati verso l’abbraccio di Dio” – ha sottolineato il card. Bagnasco – senza questa direzione anche ciò che appare solido perde consistenza.
Il riferimento alla peste e al voto cittadino si è poi intrecciato con il Vangelo della Visitazione a sant’Elisabetta, lasciando emergere l’immagine di Maria che si fa prossima, entra nella storia e porta consolazione. “Dio ha assunto la nostra condizione – ha affermato il card. Bagnasco – e si è fatto mendicante per venire a bussare alla porta del nostro piccolo cuore”.
Dio non si impone ma attende, non forza ma bussa: non si stanca mai di cercare l’uomo. Da questa vicinanza nasce la fede come gioia: non come assenza di fatica ma come certezza di una presenza che accompagna la vita e la attraversa, anche nei passaggi più oscuri. Quindi una riflessione sulla dignità umana: “Il nucleo e fondamento di ogni diritto non sta nel fare ma nell’essere amati”.
La persona non si definisce per ciò che produce ma perché è amata da Dio. Maria, ha proseguito il cardinale, continua a guidare il popolo cristiano verso il Figlio, attraversando la storia con una presenza discreta ma costante. E anche la carità autentica nasce in questo modo: non da semplice filantropia ma dall’incontro con Dio che precede ogni gesto umano. Nel tardo pomeriggio il canto dei vespri e la processione, accompagnata dalle confraternite del territorio e dalla Banda musicale.
Prima della benedizione finale il Cardinale ha affidato nuovamente Pontremoli e la Diocesi alla Vergine, ricordando anche il suo legame personale con la “Madre di Dio”. Un legame che anche Pontremoli custodisce, memore di un cammino compiuto e fiduciosa nel guardare al futuro. Finché ci sarà uno sguardo che si rivolge a Maria, l’offerta della cera non sarà soltanto un qualcosa di simbolico ma l’incontro tra Dio e il Suo popolo che, seppur con fatica, dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni.

Fabio Venturini