L’oratorio della B. V. Maria della Neve nel piano di Suvero

In Val di Vara, poco a valle del Passo dei Casoni, la cappella di “Lopiano” è una presenza antica. Già nel XVI secolo qui era una chiesa campestre poi ricostruita, a quanto pare, da Rinaldo Malaspina, marchese di Suvero e Monti. Con l’obbligo di festeggiare il giorno della Madonna “ad Nives” e di tenere una scuola pubblica

L’esterno dell’Oratorio della Madonna della Neve a Suvero di Rocchetta Vara dopo il restauro

L’oratorio della B. V. Maria della Neve si trova nel piano di Suvero, a 630 metri di altezza, sul versante occidentale dello spartiacque Vara-Magra, circondato da un paesaggio arcaico, di particolare bellezza, frequentato da comunità agricole dal III millennio a. C.
Lo hanno dimostrato gli scavi della vicina Pianaccia, eseguiti tra il 1981 ed il 1984, ed ancora prima nel 1827 il ritrovamento della statua stele di Novà, la prima della serie delle stele lunigianesi. La vetta del monte Dragnone domina da nord, per secolare tradizione punto d’incontro tra le genti dei due versanti della Magra e del Vara, affiancata ad est dal cocuzzolo di monte Castellaro e dallo spartiacque sinistro del Vara, antica pista preistorica, settecentesca Via Regia dei genovesi ed oggi Alta Via dei Monti Liguri. Complesse vicende geologiche hanno generato, tra il monte Dragnone e Suvero, una sorta di altopiano ondulato con appezzamenti destinati principalmente al pascolo.
Sono stati modellati dagli agricoltori senza alterare troppo la morfologia dei suoli, aiutati dalle modeste pendenze. Hanno forme irregolari circondate da siepi di biancospino e di rosa canina, dove talvolta affiorano dal sottosuolo i grandi massi neri di serpentino, caratteristici di questo lembo del Levante Ligure.
Il rimboschimento con pino nero della Gruzza di Suvero chiude, ad oriente, con il suo mantello verde cupo, il ripiano che ospita la cappella della Madonna della Neve, luogo di devozione ma anche presidio territoriale. Fu costruita su un incrocio stradale che oggi non si vede più, dove il torrente che scaturisce dalla Torricella, località situata sul crinale di Suvero a valle del passo dei Casoni, incontrava la strada costruita al piede dei rilievi, diretta verso il confine con Zignago, terra genovese dalla metà del Duecento, antica pieve lunense di Cornia.
Accanto al corso d’acqua, tributario del Canale di Suvero, le carte topografiche disegnano un sentiero che evitava il promontorio del castello malaspiniano raggiungendo direttamente “lo piano”, da cui il toponimo ancora oggi in uso. Già nel maggio del 1579 il vescovo di Brugnato, Nicolò Mascardi, visitò una chiesa campestre, fondata da tale Bertone Franchi, dedicata a S. Maria della Neve, molto differente dall’attuale: alle pareti poté osservare immagini sacre dipinte, il pavimento in terra, umidissimo, il tetto in lastre di pietra.
Il culto sulla Madonna della Neve raggiunse la massima diffusione tra il XV e il XVIII secolo quando la devozione alla Vergine fu incentivata dalle proposizioni del Concilio di Trento e, nel 1568, il miracolo fu inserito nel calendario liturgico sotto il titolo della Dedicazione di Santa Maria Maggiore. Pare che la cappella di Lopiano sia stata completamente ricostruita, nelle forme attuali, dal marchese di Suvero e Monti, Rinaldo Malaspina, che nel suo testamento, datato 1638, cita la “Madonna Santissima dello Piano posta nella giurisdizione di Suvero, fabbricata da me”. Oltre l’obbligo di festeggiare il giorno della Madonna “ad Nives”, celebrare messe da morto per sé e per la moglie defunta, il marchese volle che il cappellano fosse “obligato tenere la scola publica et insegnare gratis per l’amore di Dio a quattro figlioli de’ più poveri di Suvero”.

Un oratorio “sorprendente”: l’interno è a pianta centrale con cupola ottagonale

La cupola ottagonale dell’Oratorio della Madonna della Neve a Suvero dopo il restauro

L’oratorio di Suvero è in certo qual modo sorprendente. Si presenta al visitatore secondo la consueta immagine degli organismi in muratura coperti a capanna con due volumi distinti: quello di maggiore altezza, contiene l’aula liturgica e quello minore il presbiterio. Anche la facciata rivolta a mezzogiorno, completamente intonacato, con l’ingresso affiancato da finestrelle laterali incorniciate da stipiti ed architrave in arenaria, sormontate da una finestra lunettata è estremamente semplice. L’ immagine, tuttavia, non corrisponde al vero perché nulla farebbe sospettare che l’interno sia a pianta centrale con tanto di cupola ottagonale, mascherata all’esterno dal timpano sopraelevato della copertura a due falde. Una piacevole ed insolita sorpresa che attesta l’unicità del manufatto e la cultura del suo committente marchese Rinaldo Malaspina.
“Suppongo – spiega l’architetto Roberto Ghelfi che ne ha curato il restauro – nel 1939, quando fu restaurato il fabbricato, l’interno sia stato ridipinto e la cupola, probabilmente con sfondo monocromo azzurro, sia stata trasformata in una variopinta sequenza di forme geometriche dai colori caldi”.
Tutto l’apparato decorativo è stato restaurato con perizia dalla ditta “Restauro e Creazione” di Bertolla Marzia, in collaborazione con la ditta Costa Francesco di Beverino, appaltatrice dei lavori progettati e diretti dallo Studio Ghelfi di Albiano Magra.
La facciata ha riacquistato la coloritura in diaspro tipica della zona, mentre la pavimentazione in graniglia posata su un battuto di calce, è stata sostituita da un pavimento in ardesia e tozzetti di marmo bianco. Una bacheca posta a lato del nuovo sagrato in arenaria assolve la duplice funzione di informare e sostenere un piccolo pannello fotovoltaico in grado di illuminare l’interno.
L’edificio visitabile tramite accordi con la proprietà è aperto al pubblico in occasione della festa della Madonna della Neve che si celebra il 5 agosto, a cura dalla famiglia Romani alla quale è pervenuto l’edificio per linea ereditaria. Gli attuali proprietari acquistarono dalla famiglia Ravenna il castello e le proprietà collegate, che l’ultimo marchese, Torquato IV Malaspina, aveva venduto intorno al 1815 a quella famiglia e rimasero custodi anche della cappella che oggi hanno restaurato.
Martedì 4 agosto, alle ore 17,30, saranno presentati dall’arch. Ghelfi i lavori di restauro dell’oratorio finanziati nel 2025 con fondi del PNRR.