Boom della produzione di acacia nel 2026 dopo il crollo degli anni passati.

Dopo un lungo periodo di crisi profonda dovuto ai cambiamenti climatici e al meteo avverso, gli apicoltori della Lunigiana tornano finalmente a sorridere.
I dati della prima parte della stagione 2026 certificano l’attesa inversione di rotta per il comparto, trainata in particolare da un vero e proprio exploit della produzione del pregiato miele Dop di acacia, uno dei fiori all’occhiello e motore economico della zona.
A tracciare il bilancio positivo è Stefano Fenucci, responsabile apicoltura del Pungiglione di Boceda di Mulazzo, e vicepresidente e consigliere dell’associazione Toscana Miele, che conferma numeri straordinari per le arnie del territorio. In particolare la rinascita del settore è evidente nel confronto diretto con i deludenti risultati del biennio precedente.
Una raccolta di 30 kg per arnia rispetto ai 7 kg del 2025
Basterebbe fare il confronto tra il 2025 e quest’anno per comprendere la netta differenza: se in questo il 2026, ad apiari ormai “chiusi”, si può valutare in una raccolta media di 30 kg ad arnia, nel 2025 il dato era più basso di oltre un quarto fermandosi a circa 7 kg per arnia. Certo il 2025 era stato tormentato da un maggio “horribilis” che aveva tagliato le gambe agli apicoltori locali, con la fioritura dell’acacia che era stata rovinata dalle tante piogge e da un freddo anomalo che aveva danneggiato la raccolta.
Ma il dato del 2026 è ottimo anche nei confronti di quanto fatto in un anno più “standard” come il 2024, quando la raccolta si era fermata a 15 kg per arnia “ed eravamo contenti del risultato – sottolinea Fenucci – quindi a maggior ragione possiamo celebrare la produzione dell’acacia di questo 2026”. Un risultato positivo che restituisce ossigeno a un settore che nel 2025 aveva toccato il fondo, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di molte aziende apistiche locali.
Tengono il millefiori e la melata

Se l’acacia vola a livelli eccellenti, l’andamento della produzione del miele millefiori e delle melata si è mantenuto su binari più moderati: la raccolta è stata definita complessivamente “buona, ma non eccezionale”, contribuendo comunque positivamente al bilancio finale della raccolta. Un successo che è legato ad una primavera meteorologicamente favorevole, ma non solo.
Decisiva la salvaguardia degli apiari
Come sottolineato dallo stesso Fenucci, a pagare è stato soprattutto l’ottimo lavoro di cura delle api, del territorio e degli apiari svolto costantemente dai produttori durante tutto l’anno. L’impegno quotidiano nel monitoraggio delle arnie, la lotta alle specie aliene e la salvaguardia della biodiversità vegetale della Lunigiana si sono rivelati fondamentali per arrivare pronti agli appuntamenti della raccolta.
In pratica gli apicoltori hanno saputo proteggere gli alveari nei momenti più critici, facendosi trovare pronti quando le condizioni ambientali sono tornate a essere ottimali. Ora il prossimo passaggio fondamentale per il 2026 sarà quello legato alla fioritura del castagno “sperando in un’estate non eccessivamente calda ma soprattutto che non ci siano quelli elementi eccessivi, come le famose bombe d’acqua, che in pochi minuti possono rovinare il lavoro di mesi”.
(Riccardo Sordi)
Successo per “Mielerie Aperte”

Grande partecipazione per la prima domenica di Mielerie Aperte, che si è svolta al Pungiglione di Boceda, Mulazzo. Oltre 80 persone hanno partecipato alla giornata dedicata alla scoperta dei mieli, dell’apicoltura e dei prodotti dell’alveare, nell’ambito del progetto nazionale promosso la scorsa domenica in 200 aziende italiane da UNA·API – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, qui con Associazione Toscana Miele, Cooperativa Sociale Il Pungiglione e Consorzio del Miele della Lunigiana DOP.
Soddisfatti gli organizzatori, tra cui Stefano Fenucci, che commenta: “Mielerie Aperte è un progetto che abbiamo sposato subito essendo un’occasione importante per le mielerie. Porta a conoscere da vicino il lavoro degli apicoltori, l’impegno, metodo e sacrificio contenuto in un vasetto. Lo fa all’interno del Villaggio dell’Accoglienza della Papa Giovanni XXIII – Cooperativa Sociale Il Pungiglione dove l’apicoltura e la produzione di miele sono non solo attività centrali, ma sociali e formative: possibilità concrete per persone in difficoltà, per il loro inserimento sociale, lavorativo, recupero”.



