Nato a Sesta Godano nel 1925, studente a Pontremoli, ordinato sacerdote da mons. Sismondo. Il 23 settembre la festa in Santa Marta a Roma. Un dono raro che illumina chi li raggiunge e chi raccoglie la testimonianza di una vita intera

Un secolo di vita non è solo una cifra, è una storia. Lo sa bene il card. Angelo Acerbi che il 23 settembre ha spento sulla torta di compleanno la bellezza di 100 candeline. Un traguardo eccezionale che la Chiesa tutta ed in particolare la nostra terra pontremolese accolgono con gratitudine e commozione.
Nato a Sesta Godano nel 1925, il card. Acerbi ha frequentato il Liceo Vescovile di Pontremoli. Le stanze, i corridoi, i compagni di studio, il “sacro recinto” del Seminario, lì si è plasmata la sua vocazione sacerdotale, nutrita anche dall’affetto di mons. Francesco Quiligotti, suo zio materno, e dalla guida paterna e spirituale di mons. Giovanni Sismondo, vescovo di Pontremoli, che lo ordinò diacono nel 1947 e presbitero nel 1948.
Queste radici non lo hanno mai abbandonato, anche quando il mondo si è spalancato davanti a lui. La sua missione infatti lo ha condotto lontano. Ha perfezionato gli studi a Roma e servito la diplomazia vaticana, rappresentando la Santa Sede in Paesi spesso attraversati da tensioni e cambiamenti.
Dal Sudamerica all’Europa dell’Est fino all’Oceania, “don Angelo” ha costruito ponti, seminato fiducia, promosso il dialogo e soprattutto annunciato la parola del Signore.

Nel 1974 San Paolo VI lo consacra vescovo in Vaticano, affidandogli incarichi delicati che ha svolto con uno stile discreto, ma fermo e fedele.
Il 7 dicembre 2024 papa Francesco lo crea cardinale, facendone il porporato più anziano mai nominato nella storia della Chiesa.
Nel suo intervento di saluto al Papa, il card. Acerbi ha ricordato i valori della famiglia umana, spesso “sconvolta e sfigurata” da disuguaglianze e povertà, ricordano la necessità di un futuro dove si necessitano la speranza e un mondo pacificato.
Poi, quasi a intrecciare il meritato riconoscimento cardinalizio con il ricordo della nostra città, ha ricordato il suo legame con Pontremoli ed in particolare con il Campanone e la nostra dolce Madonna del Popolo. Gesti semplici eppure capaci di raccontare l’anima di un uomo rimasto legato alla nostra terra.

Oggi, nella quiete di Casa Santa Marta, dove scelse di vivere anche l’indimenticato Papa Francesco, Pontremoli e la Lunigiana lo sentono vicino più che mai, un “nostro” sacerdote che ha saputo restare fedele alle sue radici.
Lo sentiamo “uno di noi”, in quell’affetto intatto, in quel legame indissolubile con la sua storia che fa parte della nostra storia locale. Cento anni sono un dono raro che illuminano chi li raggiunge e chi raccoglie la testimonianza di una vita intera.
Non solo il compleanno di un uomo, ma il segno che la fedeltà a Dio rende feconda l’esistenza e lascia una scia di luce.
Dante, nel canto terzo del Paradiso, ricorda che in “la sua volontade è nostra pace”: parole che riassumono il cammino del card. Acerbi, vissuto interamente nella volontà di Dio e quindi nel servizio della pace e per la pace. È questo l’insegnamento che consegna alla Chiesa: la pace nasce da un cuore fedele, che non smette mai di sperare.
Ad multos annos, Eminenza. Buon compleanno, don Angelo!
Fabio Venturini



