Armida Barelli, una fede vissuta dentro la modernità del ‘900

Consacrata beata a Milano il 30 aprile la fondatrice dell’Università Cattolica

Armida Barelli (1882 – 1952)

Armida Barelli, dopo il rito celebrato il 30 aprile in Duomo a Milano, è venerata come beata. Nel suo ricco apostolato, che ha fatto di lei una figura di prima grandezza della Chiesa del Novecento, l’attività più nota è stata la fondazione nel 1921, assieme a padre Agostino Gemelli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il determinante contributo economico, come già detto, dell’industriale Ernesto Lombardo. Ma circoscrivere la vita di Barelli alla pur importante fondazione dell’ateneo cattolico sarebbe riduttivo. La vita di questa figlia della borghesia laica milanese è stata contraddistinta da un instancabile apostolato e da una molteplicità di iniziative che per diversi aspetti hanno anticipato di molti decenni le innovazioni del Concilio Vaticano II.
Nata a Milano il 1° dicembre 1882, fece i primi studi in casa. Passò poi presso le suore Orsoline e in Svizzera presso le suore della S. Croce, dove iniziò il suo avvicinamento alla fede, che si concretizzò nella scelta della consacrazione attraverso un voto privato di castità, a 27 anni e nelle attività caritative in favore di orfani e figli di carcerati. L’incontro con padre Gemelli determinò la sua adesione al Terzo Ordine Francescano. Nel 1917 l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Andrea Carlo Ferrari, la invitò ad occuparsi delle giovani del nascente movimento femminile cattolico. I primi circoli della Gioventù femminile di Azione Cattolica sorsero dunque per suo merito a Milano, aprendo le porte del laicato organizzato anche alle donne. La diffusione della Gioventù femminile proseguì nelle altre diocesi italiane grazie al suo infaticabile viaggiare lungo la Penisola a convincere vescovi, organizzare convegni, congressi, corsi di formazione. Nel 1918 papa Benedetto XV la nominò vicepresidente dell’Unione Donne Cattoliche Italiane, ruolo che la prioiettò anche a livello internazionale, con l’avvio dell’opera missionaria della gioventù femminile in Cina, attraverso la collaborazione con i vescovi francescani delle missioni.
Nel 1919 diede inizio all’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo. Nel 1946 Pio XII la nominò vicepresidente generale dell’Azione Cattolica italiana; qualche anno dopo le si manifestò una grave malattia, che la condusse a morte il 15 agosto 1952. Una donna tra due secoli, “Ida” Barelli: formatasi in epoca umbertina in una famiglia legata ai valori risorgimentali, la beata milanese ha attraversato l’evoluzione socio-culturale del Paese, dalle inquietudini moderniste al periodo fascista, passando per due guerre, fino all’Italia liberata. In questo arco di tempo, come ha scritto Papa Francesco nella prefazione del libro di Ernesto Preziosi “La zingara del buon Dio” edito quest’anno da San Paolo, Barelli è protagonista di una “vicenda esistenziale, ecclesiale e associativa, particolarmente intensa, presenta aspetti per certi versi unici: una radicale scelta di fede, vissuta dentro la modernità del Novecento, insieme a un profondo rapporto con la Chiesa fatto di corresponsabilità e di obbedienza”. (d.t.)

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