Nessuna tolleranza per gli intolleranti

A 100 anni esatti dalla stagione degli assalti squadristi a circoli operai, camere del lavoro e persino a intere città, l’Italia ha riavuto un assaggio di quei fatti tragici. L’irruzione nella sede nazionale della Cgil e il tentativo di penetrazione all’interno di Palazzo Chigi da parte dei manifestanti di Forza Nuova, sabato scorso, non può che riportare a quei giorni, in cui si faceva largo, con il complicità di parte degli apparati dello Stato e il concorso della Corona, un regime che sul populismo costruì una dittatura totalitaria.
Rievocare le violenze di 100 anni fa non è strumentalmente esagerato. Certo, la democrazia italiana e le sue istituzioni oggi sono più forti di allora; una Costituzione preservata nel suo spirito dai molti attacchi che ha subìto fa da barriera ad avventure senza ritorno; il quadro europeo è un ancoraggio per la tenuta democratica del Paese.
Ma non si può con questo abbassare la guardia: l’assalto al Parlamento degli Stati Uniti, lo scorso gennaio, ha mostrato come, anche in democrazie solide, i virus di populismo e sovranismo possono scatenare conseguenze pericolose. Soprattutto in questa fase in cui l’ideale di una società aperta e democratica viene messo in discussione da una “internazionale sovranista” che coagula, con grandi disponibilità economiche, il composito mondo dell’estrema destra occidentale.
Il filo nero che unisce i disordini di Washington, quelli di Roma, le frange violente dei Gilet Jaune in Francia, le destre illiberali al potere in Polonia e Ungheria è fatto di una comune elaborazione culturale che coalizza gruppi tra loro diversi, dalle stesse parole d’ordine e dall’identificazione degli stessi nemici, da campagne mediatiche complottistiche.
Fa parte di questa rete anche il neofascismo italiano, regista indisturbato – negarlo è segno quantomeno di ingenuità – sui palchi e nei cortei che hanno negato la pandemia e rifiutato i provvedimenti per contenerla, al pari di Lega e Fratelli d’Italia, in questi giorni nell’imbarazzante posizione di chi, per non tradire il profilo di forza parlamentare, deve condannare le violenze, ma senza recidere i legami e le affinità con quelle piazze. Tollerare gli intolleranti – insegna un pensatore come Karl Popper – è possibile fino a quando gli intolleranti non mettono a rischio le istituzioni democratiche che garantiscono una società aperta e plurale. I fatti di sabato hanno mostrato che è stato superato il confine tra libertà di opinione, che la Costituzione garantisce a chiunque, al punto da avere sterilizzato per 70 anni la legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista, e la prevaricazione.
È auspicabile quindi che il Parlamento si doti degli strumenti per sciogliere Forza Nuova e gli altri movimenti che inneggiano esplicitamente all’esperienza fascista.

Davide Tondani

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