Volto Santo: dalla scienza la conferma di una fede antica

Recenti analisi di laboratorio su tre frammenti di legno della sacra reliquia conservata nella cattedrale di Lucca la datano tra l’VIII e il IX secolo 

27VoltoSantoLuccaAvevo 16 anni nel 1982 quando a Lucca si celebrava il milleduecentenario del Volto Santo. Durante l’estate ad un campo scuola dell’Azione Cattolica lucchese ci fu proposto di scrivere una poesia sul tema “Il tuo volto io cerco”; inoltre con i giovani della diocesi di Lucca, che continuavo a frequentare nonostante mi fossi trasferito in Garfagnana, allora dipendente dalla diocesi di Massa, partecipai ad un pellegrinaggio a piedi da Luni a Sarzana. Vivemmo momenti molto intensi di ricchezza umana e spirituale. Crescendo nell’età, sentii mettere in discussione ogni sicurezza legata a quell’immagine.
Secondo gli studiosi e gli esperti storici dell’arte, il Crocifisso venerato dai lucchesi non poteva essere precedente agli inizi del XII secolo e, comunque fosse, la data del 782 non era storicamente sostenibile. Forse il Volto Santo di Lucca non sarebbe l’originale, bensì quello della Cattedrale di Sansepolcro e quello di Bocca di Magra potrebbe, addirittura, essere più antico. Insomma, per la fede cambiava poco, ma per un lucchese venivano meno riferimenti iconografici e di pietà, pur popolare, di grande importanza.

Trasferimento del volto santo a Lucca. Cattedrale di San Martino. Affresco (1508-09)
Trasferimento del volto santo a Lucca. Cattedrale di San Martino. Affresco (1508-09)

A Lucca il Volto Santo è il Re, sempre presente nelle antiche monete come unica guida e signore della Città e nel mondo il Volto Santo di Lucca è una meta di pellegrinaggio antica e sentita. Cosa c’era dunque di vero in quella “leggenda” che narrava del ritrovamento a Luni del Volto Santo assieme all’ampolla del Preziosissimo Sangue di Cristo su una nave che i lunensi non riuscivano a prendere e che solo all’arrivo del vescovo Giovanni di Lucca fu possibile raggiungere? Di cosa narrava la storia del carro con i buoi che si avviò verso Lucca portando in quella città una delle più preziose reliquie del Volto di Cristo? Cosa era accaduto nel 782?

Il tempietto nella Cattedrale di Lucca che conserva il Volto Santo
Il tempietto nella Cattedrale di Lucca che conserva il Volto Santo

Ormai mi avevano quasi convinto: niente! Tuttavia, non ho mai smesso, entrando in Lucca, di passare a venerare il solenne crocifisso vestito di abiti regali-sacerdotali che, vivente e Signore, ti guarda imponente (è alto 2,47 m) dalla Croce e della Croce mostra la gloria.
Ma ecco che, nel 2020, in occasione del 950° della Consacrazione della Cattedrale di San Martino gli studi si concentrano anche sul Volto Santo; tre frammenti di legno presi in punti diversi e un pezzo della stoffa che costituisce parte della scultura vengono sottoposti alla prova del carbonio-14 o radiocarbonio.
E così la scienza e la fisica svelano l’arte e la fede dei padri. Il campione di tela è stato datato ad un periodo compreso fra 770 e 880 d.C.; i campioni di legno sono risultati compatibili con la tela, avendo tutti una buona probabilità di poter essere datati ad un periodo compreso fra le ultime decine di anni dell’VIII secolo e il IX secolo. L’avevo sempre saputo: il Volto Santo è quello di cui la tradizione ci narra e dinnanzi al quale sin dal medioevo i pellegrini hanno sostato in preghiera deviando spesso, per questo, il loro itinerario verso Roma e davanti al quale, oltre milleduecento anni dopo, anch’io mi ero inginocchiato.

La Cattedrale di San Martino a Lucca
La Cattedrale di San Martino a Lucca

Resta leggenda la narrazione di Leobino, che narra del vescovo Gualfredo in pellegrinaggio in Terra Santa. Questi avrebbe avuto una visione durante il sonno e un angelo lo avrebbe condotto da un tale, Seleuco, che conservava segretamente un’immagine del Redentore. L’angelo avrebbe informato il Vescovo che l’immagine era stata realizzata da Nicodemo, il quale aveva riprodotto il corpo di Gesù senza riuscire tuttavia a scolpire in modo adeguato il volto. Il santo volto sarebbe stato così realizzato da Nicodemo sotto la guida dello stesso Signore.
Non è un racconto isolato. Di molte immagini del volto del Signore si dice siano “acheropite” cioè “non fatte da mano d’uomo”; è il caso del santo “mandillion” conservato a Genova in San Bartolomeo degli Armeni, che si ricollega a tutta la tradizione del velo della Veronica. L’episodio non è narrato dai Vangeli, tuttavia è ormai fissato nella VI Stazione della Via Crucis.
Non sappiamo se davvero vi fu una donna di nome Veronica o, come alcuni suggeriscono, il nome significhi “vera icona”, né se davvero accadde il miracolo dell’impressione del volto del Signore sul suo fazzoletto usato con carità e gentile delicatezza verso Gesù. Sappiamo però che la contemplazione del Volto di Gesù è rivelazione di Dio, poiché chi lo vede in esso vede il Padre; sappiamo che i puri di cuore vedranno Dio.
Di questo ci parla il Volto Santo, volto di Cristo che sulla Croce giudica, regna, salva e perdona.

Don Luca Franceschini

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