Nell’estate 1960 i fatti di Genova e di Reggio Emilia

Le due città si mobilitano contro politiche di destra. Undici i manifestanti uccisi dalla polizia

I funerali delle vittime di Reggio Emilia
I funerali delle vittime di Reggio Emilia

La giovane repubblica italiana ha conosciuto dopo i disastri della guerra il “miracolo” di un rapido e consistente sviluppo, ma ha conosciuto pure situazioni di potenziale ripristino di istituzioni politiche conservatrici se non autoritarie. D’altra parte le istituzioni democratiche erano tutte da inventare: l’Italia non aveva mai conosciuto nella sua storia la forma di governo repubblicano (l’antica repubblica di Roma fu tutt’altro sistema e le repubbliche marinare medievali furono oligarchie di poche dinastie). L’Italia come le Fiandre ebbe la splendida esperienza dei liberi comuni ma l’esplosione di rivalità interne ne distrusse la forza e vennero dominazioni di signorie indigene e soprattutto straniere.
Finalmente fu repubblica il 2 giugno 1946 e si succedettero governi democristiani con l’appoggio parlamentare degli altri partiti di “centro” socialdemocratici, repubblicani e liberali. Il “centrismo” degasperiano si era sviluppato con la “guerra fredda” ma negli anni cinquanta il clima interno e internazionale spingeva al suo superamento, allargando la base di governo con i socialisti che si erano resi autonomi dai comunisti dopo la destalinizzazione.

Manifestazioni a Reggio Emilia il 7 luglio 1960
Manifestazioni a Reggio Emilia il 7 luglio 1960

Si venne alla formula di governo di centro-sinistra sostenuta da Aldo Moro e Amintore Fanfani e gradita a papa Giovanni XXIII col suo spirito di distensione. Una svolta temuta e contrastata aspramente dai settori di destra della DC, dai liberali e dal Movimento Sociale (MSI), che fecero forte reazione di rigetto espressa dal governo guidato da Fernando Tambroni (Ascoli Piceno 1901-Roma 1963) durato da marzo a luglio 1960. C’era urgenza, dopo le dimissioni di Segni, di fare un nuovo governo e poter svolgere le Olimpiadi di Roma da agosto a settembre.
Il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi di sua iniziativa incaricò l’avvocato Tambroni che era passato dal partito fascista all’iscrizione alla DC, eletto alla Costituente e rieletto altre tre volte, ministro dell’Interno combatté contro boss di ‘ndrangheta; ebbe comportamenti spregiudicati nell’uso di dossier riservati e nella vita privata fu criticato per una relazione extraconiugale con l’attrice Silvia Koscina.
Il suo governo monocolore democristiano ebbe la fiducia coi voti determinanti dei missini. Subito si dimisero i ministri DC Bo, Pastore, Sullo. Secondo l’analisi di alcuni storici Tambroni mirava a garantirsi la governabilità e darsi una posizione di forza per avere l’appoggio del centro-sinistra. Il segretario del MSI Arturo Michelini mirava a far entrare il suo partito nel gioco parlamentare (ci sarà solo nel 1995 a Fiuggi con la trasformazione in Alleanza Nazionale).

Manifestazione sindacale e antifascista a Genova, il 30 giugno 1960
Manifestazione sindacale e antifascista a Genova, il 30 giugno 1960

Tambroni senza consultare i partiti concesse ai missini, gli stessi fascisti di prima, di tenere il loro Congresso nazionale a Genova città partigiana e medaglia d’oro della Resistenza. Ulteriore provocazione fu la presidenza del congresso data a Emanuele Basile ex-prefetto repubblichino responsabile di molte deportazioni di antifascisti genovesi. Tambroni da parte sua nominò questore a Genova Giuseppe Lutri che nel ventennio fascista era stato capo della polizia politica a Torino e aveva fatto arrestare molti di “Giustizia e Libertà”. Era troppo! La tensione sale in tutta Italia, c’è mobilitazione popolare e Tambroni ordina di aprire il fuoco data la “situazione di emergenza”.
A Genova comincia la rivolta da parte di universitari, docenti e i lavoratori del porto, i “camalli” il 30 giugno guidano la protesta; i poliziotti sono costretti a rientrare in caserma dopo aver aperto il fuoco e ucciso sei dimostranti e fatto molti feriti; il governo annulla il Congresso missino. A Reggio Emilia circa 20mila protestano il 7 luglio contro le violenze dei giorni precedenti; poliziotti guidati dal vicequestore investono con getti d’acqua e lacrimogeni, i Carabinieri caricano i manifestanti senza armi che si barricano come possono per difendersi: le forze dell’ordine sparano, molti i feriti anche gravi e cinque i morti. Il funerale laico è nella piazza da allora intitolata “Martiri del 7 luglio”.
Tambroni cadde per la forte mobilitazione del paese contro fascisti e conservatori, subentrò Fanfani e nel 1962 si arrivò al primo governo di centro-sinistra che fece subito due grosse riforme: l’obbligo scolastico fino a 14 anni e Scuola Media Unica e l’ENEL che nazionalizzò l’energia elettrica.
La giovane repubblica fu salva ma non immune da altre nostalgie autoritarie quali nel 1964 il tentato colpo di stato di Valerio Borghese non ancora pago della sua militanza fascista, i torbidi eventi della “strategia della tensione”, del terrorismo rosso e nero, fino ad arrivare all’uccisione di Aldo Moro, vittima di chi ancora una volta non voleva, dentro e fuori l’Italia, l’apertura a sinistra.
I fatti tragici di Genova e Reggio Emilia di 60 anni fa sono stati una lezione di coraggio per costruire nuovi orizzonti e per conservarne memoria fu reso più stringente l’insegnamento dell’educazione civica per formare cittadini informati e partecipi alla vita pubblica.

Maria Luisa Simoncelli

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