La libertà di stampa in Europa è fragile come mai lo è stata dai tempi della Guerra Fredda. Pertanto si rendono necessarie azioni mirate da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa per migliorare le “terribili condizioni” e fornire “protezione affidabile” per i giornalisti.
A puntare il faro è il rapporto pubblicato dalle organizzazioni partner della Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti. La relazione ritrae un quadro inquietante nel quale i responsabili di crimini violenti contro i giornalisti restano impuniti; le tutele legali sono progressivamente indebolite e negate; la capacità della stampa di essere contrafforte al potere è indebolita. Il rapporto si sofferma su alcuni contesti nazionali e rileva anche “nuove tendenze inquietanti”, inclusa l’impunità per gli omicidi dei giornalisti all’interno dell’Unione europea, gli attacchi ai giornalisti freelance, gli sforzi per minare l’indipendenza dei media di servizio pubblico anche in Paesi considerati “porti sicuri”.
Almeno due giornalisti sono stati uccisi nel 2018 a causa del loro lavoro: Ján Kuciak in Slovacchia e Jamal Khashoggi nel consolato dell’Arabia Saudita in Turchia. Nella morte di altri due giornalisti, Viktoria Marinova in Bulgaria e Maksim Borodin nella Federazione Russa, sono state sollevate obiezioni circa la completezza delle indagini.
Nel complesso, evidenzia il rapporto, 359 segnalazioni riguardanti gli attacchi alla sicurezza fisica e all’integrità dei giornalisti sono state pubblicate sulla Piattaforma nel 2018, confermando una tendenza al rialzo del numero di attacchi.
L’Italia è lo Stato membro dell’Ue con il più alto numero di minacce (19) attive sulla piattaforma. Il crimine organizzato rimane una delle più grandi minacce per i giornalisti.
Nel 2018, la Piattaforma ha registrato tre casi di giornalisti con minacce di morte, e include una serie di avvisi attivi su attacchi e violenze sui giornalisti. 21 giornalisti italiani minacciati dalla mafia vivono sotto la protezione permanente della polizia e diversi sono stati intimiditi e attaccati da membri di gruppi neofascisti. La maggior parte degli allarmi registrati nel 2018 sono successivi all’installazione ufficiale del nuovo governo: “I due vicepremier del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si esprimono regolarmente attraverso una retorica dei social media particolarmente ostile ai media e ai giornalisti. Tra l’altro – conclude il rapporto -, il vice primo ministro Salvini ha minacciato di rimuovere la protezione della polizia per il giornalista investigativo Roberto Saviano, nonostante le note minacce alla sua vita da parte di organizzazioni criminali. Il vice primo ministro Di Maio ha insultato i giornalisti e avviato una politica di abolizione delle sovvenzioni pubbliche alla stampa”.



