Quanta devozione per Geminiano, non solo a Pontremoli e Modena

Patrono o titolare anche nei paesi di Antona, Alebbio, Torrano, Careola e Irola. 
Vissuto tra il 312 e il 397, il santo modenese si impegnò molto a combattere l’eresia ariana

Modena, Cattedrale: Porta dei Principi: particolare del bassorilievo con scene della vita di Geminiano (secc. X-XI)
Modena, Cattedrale: Porta dei Principi: particolare del bassorilievo con scene della vita di Geminiano (secc. X-XI)

Pontremoli, a imitazione di Modena, scelse come suo patrono San Geminiano (312 – 397). Secondo le memorie storiche della città di Pontremoli di Bernardino Campi (1656-1716) la dedicazione avvenne durante la guerra goto-bizantina (535-553), quando Narsete, generale dell’imperatore Giustiniano, liberò Modena e si fece devoto del suo vescovo.

Pontremoli, Concattedrale: statua di San Geminiano
Pontremoli, Concattedrale: statua di San Geminiano

I pontremolesi lo imitarono e presero Geminiano “anch’essi per loro singolare protettore, et a di lui onore innalzarono in Pontremoli un sontuoso tempio”. Il Campi scrisse con intenzioni encomiastiche e con ingenuità critica, non con i criteri scientifici dello storico, va pertanto preso come una fonte da verificare.
Rimane certo però che il culto di San Geminiano nella nostra diocesi è diffuso, è patrono di Antona, Alebbio, Torrano e dà titolo alle parrocchie di Careola e di Irola.

Pontremoli, chiesa di San Geminiano: Vergine con Bambino in Gloria e S. Geminiano, San Bernardo, San Giovannino e San Lorenzo. Olio su tela (sec. XVII).
Pontremoli, chiesa di San Geminiano: Vergine con Bambino in Gloria e S. Geminiano, San Bernardo, San Giovannino e San Lorenzo. Olio su tela (sec. XVII).

A Pontremoli la chiesa di San Geminiano sulla piazzetta omonima fu parrocchiale fino al 1721 poi il titolo passò alla Collegiata di Santa Maria Assunta, passato poi a Cattedrale nel 1787 con la costituzione della diocesi. La chiesa più antica non ha data certa di fondazione, ma come cappella dipendente dalla Pieve di Saliceto è citata in una Colletta per la Crociata del 1276. Fu abbattuta e ricostruita nelle forme attuali dal 1670 al 1688, il presbiterio e il coro furono dipinti da Antonio Contestabili e conserva la statua lignea “Cristo al Calvario”, opera molto bella di Giovanni Setti detto Romano da Piacenza.
La festa si celebra il 31 gennaio, giorno della morte del santo a Modena; dà occasione alle istituzioni religiose e amministrative di scambi di visita e omaggi. I pontremolesi della “diaspora”, specialmente i meno giovani, sentono ancora legame col patrono locale e tornano, le scuole fanno vacanza. Far festa è pregare ma anche gustare cibi tradizionali: i tortelli di verdura sono immancabili.
A Torrano si diceva che mangiassero l’asino: non è spregiativo perché l’umile bestia da soma ha carne prelibata, ricercata in macellerie del Nord d’Italia, è materia prima per la gustosa mortadella di Bologna.
Il gran finale della giornata, dopo la Messa solenne in Duomo, è il falò sul greto del torrente Verde, alla presenza di una gran folla protesa a ricavare auspici a seconda della forza della maestosa vampata, in appassionata competizione col falò di San Niccolò del 17 gennaio, eventi su cui si è formata una colorita narrazione. Essere “fochisti” è diventata quasi un’onorificenza, una nota del proprio curriculum vitae ben meritata.

(m.l.s.)

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