L’esempio di La Pira, apostolo tra i giovani

A Bassagrande l’inaugurazione della Scuola di formazione teologica

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“Se Cristo è risorto, allora la storia cambia”. Sono parole di Giorgio La Pira, riportate da don Diego Pancaldo nella prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale, che ha avuto luogo lo scorso 16 novembre nei locali della parrocchia della SS.ma Annunziata a Bassagrande, alla presenza del vescovo Giovanni, del preside e dei due vicepresidi della Scuola.
All’inizio dell’incontro, intitolato “La Pira e i giovani”, mons. Santucci ha sottolineato come la Scuola rappresenti per la diocesi il luogo privilegiato per la formazione degli operatori pastorali e per apprendere i linguaggi della fede.
“La Scuola è un dono – ha aggiunto il vescovo – che permette alle persone di far trasparire la bellezza delle opere di Dio in noi”.
Nel suo intervento, don Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze, ha raccontato l’attenzione e la passione che La Pira aveva verso i giovani, nella sua attività di apostolato, quando, nel 1926, diventò insegnante di Istituzioni di Diritto Romano presso l’Università di Firenze.
“Sono un giovane che ama il Signore – scriveva – e farò di tutto perché i fratelli lo possano incontrare”. Ma è l’evento della Resurrezione del Signore il punto di svolta dell’esperienza di fede, tanto che scrive: “È un’alba nuova della vita: io non dimenticherò mai quella Pasqua del 1924, in cui ricevei Gesù Eucaristico”.
Tra le figure del laicato cattolico del Novecento, La Pira spicca senza dubbio per la straordinaria capacità di coniugare le opere di carità ad una intensissima vita di preghiera, che lo porterà in seguito a vivere esperienze importanti, anche di impegno civile e politico, come l’incarico di sindaco della città di Firenze negli anni ’50.
E quindi, come trasmettere la fede ai giovani? Che direbbe oggi La Pira ai giovani? Nonostante le condizioni siano profondamente mutate, rimane la sete di senso della vita, e allora come oggi servono persone che accompagnino nelle fragilità e sappiano non tacere l’essenziale del Vangelo.

(df)

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