A Fosdinovo intervento innovativo per la frana di Giucano

Uno studio della ditta Dalla Gassa in collaborazione con Comune di Fosdinovo e Provincia

Un momento dell'installazione degli ancoraggi flottanti a Giucano
Un momento dell’installazione degli ancoraggi flottanti a Giucano

Una tecnica innovativa per studiare e poi dare una risposta, ci si augura definitiva, ad un movimento franoso che da lungo tempo crea problemi rilevanti alla viabilità stradale di Fosdinovo. Stiamo parlando di quanto successo alla Sp 56 di Giucano, che unisce il centro storico fosdinovese con Sarzana, dove nel 2013 la collina è praticamente scesa sull’asfalto per colpa di un movimento franoso avviato dalle forti piogge. E non si tratta di una frana come le altre, come ci spiega il sindaco di Fosdinovo Camilla Bianchi: “È una zona da tempo segnalata come altamente a rischio. Dopo lo smottamento del 2013 in pratica si è mossa tutta la collina coinvolgendo una massa enorme di terreno e spostando di oltre un metro tutti i muri contenitivi”. Una frana a forma di “goccia” con alla base la grande massa di terreno che si assottiglia invece nella zona alta della collina. La prima opera messa in campo dalla provincia, titolare dalla strada, con il supporto del comune, è stata quella di ripristinare la viabilità nella parte alta “per evitare l’isolamento della frazione di Giucano”: un completamento che ha comunque avuto bisogno di un lungo tempo di realizzazione, con il taglio ufficiale del nastro che è stato compiuto solo l’anno scorso. “È stato un lavoro molto complicato – spiega la Bianchi – perché l’instabilità del terreno ha obbligato alla realizzazione di un viadotto che, in pratica, tiene sospesa la strada a pochi centimetri dal terreno”. Se è stato difficile lavorare là dove, comunque, il movimento franoso era meno accentuato, ancora più complessa si presentava la sfida di trovare una soluzione per quanto concerne il tratto di strada situato alla base della frana. Un intervento ritenuto impossibile: “Abbiamo avuto molti confronti con vari tecnici ma non sembravano esserci soluzioni fattibili per riportare la strada in sicurezza”.

Foto di gruppo tra i vari componenti del campo prova a Giucano, tra questi il sindaco di Fosdinovo, Camilla Bianchi e l'assessore provinciale e sindaco di Bagnone, Carletto Marconi
Foto di gruppo tra i vari componenti del campo prova a Giucano, tra questi il sindaco di Fosdinovo, Camilla Bianchi e l’assessore provinciale e sindaco di Bagnone, Carletto Marconi

Poi la svolta, arrivata quasi per caso, quando il geologo Massimo Morachioli di Castelnuovo Magra (tra gli esperti che avevano studiato la frana), partecipa nel 2016 a “Tutelaspezia”, un evento formativo in cui viene a conoscenza di alcuni studi condotti dalla ditta Dalla Gassa di Cornedo Vicentino e dall’Università di Padova. In particolare di una tecnica innovativa per il rinforzo dei versanti instabili denominata ‘ancoraggio flottante Sirive’. Un’idea che ha convinto Morachioli, il quale si è attivato per avviare una collaborazione tra l’impresa Dalla Gassa e il comune di Fosdinovo, coinvolgendo anche la Provincia di Massa-Carrara, per installare un campo prova nella frana di Giucano e approfondire lo studio di questa tecnica innovativa. Il campo prova è stato recentemente realizzato e consiste nell’installazione di tre grossi ‘piloni’ (il nome tecnico è “ancoraggi flottanti”), di circa 30 metri di lunghezza, infilati obliquamente lungo la frana fino a toccare la roccia. All’interno di questi piloni ci sono dei sensori in fibra ottica che monitorizzano i movimenti della frana. Questa fase di osservazione della frana durerà almeno fino alla primavera prossima. Poi, in base ai dati raccolti, si deciderà come procedere. In pratica, si valuterà come le barre assorbono le sollecitazioni dal terreno e si valuterà quindi quanti piloni saranno necessari per sostenere la frana: “Secondo un’idea preventiva, dice il sindaco, si parlava di circa una trentina ma ovviamente le valutazioni dovranno essere fatte a monitoraggio concluso”. Una volta posizionati, gli ancoraggi flottanti verranno interrati non lasciando quindi alcuna traccia della loro presenza. “Senza contare – rivendica la Bianchi – che i costi di quest’opera sono inferiori a quelli classici, con un risparmio stimato di circa il 40%”. Il campo prova è stato cofinanziato per metà dal settore Difesa del Suolo della Provincia di Massa-Carrara, che svolgerà il ruolo attivo di ente supervisore del progetto e validerà i dati raccolti, e per la restante metà con un contributo dell’impresa Dalla Gassa. (r.s.)

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