I mosaici futuristi del palazzo delle Poste alla Spezia

L’esperienza fisica e mentale della velocità nell’opera di Enrico Prampolini e Fillia (Luigi Colombo) 

09mosaici_futuristi_LaSpeziaNon è facile visitare la torre quadrata del palazzo in piazza Verdi e i mosaici futuristi in essa conservati: ha accesso separato dagli uffici postali aperti al pubblico ed è stata realizzata nel 1933 dall’architetto Angiolo Mazzoni che elaborò più stesure del progetto prima di darle maggior slancio facendola svettare sugli edifici di linea liberty e decò, costruiti dietro e a fianco dopo la “rivoluzione” che la città murata dell’antica Spezia aveva subito per la decisione presa da Cavour nel 1860 di costruire l’Arsenale Militare Marittimo.
La città divenne un cantiere enorme, moderna e militare, secondo i progetti elaborati e avviati nel 1869 da Domenico Chiodo, cambiò volto e dimensioni, fu sbancata la collina dei Cappuccini. Città importante, si trasformò nelle architetture, divenne grande con i nuovi quartieri a ovest dove sorse l’Arsenale e a est e verso il mare dove furono edificati i palazzi delle funzioni pubbliche dopo esser diventata capoluogo di provincia nel 1923.
Fu una capitale del Futurismo, l’avanguardia italiana di più forte specificità, che nei suoi trent’anni di vita fu militante e pervasiva col suo “radicale, integrale, viscerale, aggressivo rifiuto del passato nella sua totalità”, nota lo storico Emilio Gentile, ed ebbe collusioni e intrecci “né occasionali né contingenti “col fascismo. Ma ormai del Futurismo diamo una lettura storica libera da condizionamenti ideologici e politici e possiamo riconoscere la sua forza nell’intento di creare l’uomo nuovo della modernità, caratterizzata dalla macchina e dalla velocità.
L’arte futurista prima di esistere fu definita dal manifesto programmatico di F.T. Marinetti vero demiurgo di quella rivoluzione estetica. Proprio le novità delle ”vie del cielo e del mare”, le comunicazioni con la radio, l’aereo, il treno, le navi sono i soggetti affidati agli “aeropittori” Enrico Prampolini e Fillia (Luigi Colombo) per esaltare la velocità e l’esperienza del volare che ha aperto orizzonti inattesi, ha ribaltato i codici della prospettiva classica, i rapporti di spazio e tempo. Le visioni aeree si fanno strapiombanti, i contorni si risolvono in linee plastiche e dinamiche.
Entrando nella torre del palazzo delle Poste colpisce il trionfo della linea curva della rampa elicoidale che fluisce verso l’alto da cui cadono forti fasci di luce dalle finestre. La struttura è in nudi laterizi che per contrasto esaltano le quattro plastiche murali in mosaico con tessere delle ceramiche Vaccari di Ponzano Magra.
Enrico Prampolini affronta la comunicazione delle vie del cielo: in un pannello rende la dilatazione della percezione data dal volo aereo con l’occhio che si alza fino a penetrare le profondità cosmiche (una dimensione del Futurismo), nell’altro i messaggi per radio e telegrafo.
Fillia crea sintetiche, geometriche figurazioni di navi e treni di forte rilevanza comunicativa.
Tutti i quattro pannelli sono animati da unico movimento d’insieme, emozionanti nelle linee, forme e colori, occupano circa 200 mq. di parete e sono un gioiello nascosto della Spezia.

Maria Luisa Simoncelli

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