Due sacerdoti uccisi in Messico in un agguato

Nello stato del Guerrero. Un “segnale” alla Chiesa da parte delle narco-mafie

06sacerdoti_uccisi_MessicoDue sacerdoti sono stati brutalmente uccisi nelle prime ore di lunedì 5 febbraio lungo la strada che collega Taxco de Alarcón a Iguala, nello stato del Guerrero, uno dei più violenti del Messico.
Il sanguinoso agguato è avvenuto all’altezza di Iguala, dove un commando ha bloccato l’auto sulla quale viaggiavano padre Germán Muñiz García (della diocesi di Chilpanchingo-Chilapa) e padre Iván Añorve e Rogelio (arcidiocesi di Acapulco) ed ha aperto il fuoco, uccidendo i due sacerdoti e ferendo gravemente due delle altre quattro persone che viaggiavano con loro.
I sacerdoti erano partiti da Juliantla dove domenica avevano animato la festa della Vergine della Candelora; all’alba, si erano messi in auto insieme a quattro amici in direzione Taxco de Alarcón. Restano ancora da accertare le cause dell’agguato ma il pensiero di tutti è andato subito alla situazione di violenza che da tempo caratterizza quella regione e tutto il Paese più in generale: l’anno scorso è stato battuto il record di violenza, con 80 assassinii al giorno.
Dall’inizio del 2018 la situazione non è cambiata di molto: gennaio si è chiuso con 1.562 vittime, due all’ora. In particolare, lo Stato del Guerrero, dove sono stati uccisi i sacerdoti, è uno degli epicentri della guerra per il controllo del narcotraffico perché lì si concentrano le coltivazioni di oppio.
La guerra in corso fra gruppi criminali nell’ultimo anno ha compiuto un “salto di qualità” in negativo derivato dalla frammentazione delle organizzazioni più grandi e dall’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale di luglio. Le narco-mafie stanno cercando di assumere il controllo del territorio in modo da poter trattare con il nuovo governo da una posizione di forza.
Negli ultimi tempi i vescovi della zona e in particolare il vescovo di Chilpanchingo-Chilapa, mons. Rangel Mendoza sono intervenuti per condannare tanta violenza. Proprio domenica, di fronte alla catena di omicidi senza fine che insanguina la diocesi, il vescovo si era chiesto come mai la barbarie continuasse nonostante il territorio fosse blindato dalla presenza dell’Esercito: “O il male è dentro di noi o qualcuno apre e chiude la porta ai criminali”, aveva aggiunto. In un comunicato firmato dal cancelliere vescovile, la diocesi si augura che i “fatti siano chiariti velocemente” e condanna questo e gli altri episodi che continuano a portare morte nella regione.
L’arcidiocesi di Acapulco, dal canto suo, oltre a chiedere giustizia e a pregare per i sacerdoti uccisi e le loro famiglie, sottolinea in una nota ufficiale: “Non cediamo all’impegno di costruire la pace nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel nostro Stato, nella nostra patria. Chiediamo al Signore tutti i giorni questa pace. Tutti i giorni gettiamo parole e gesti di pace nei nostri sentimenti e pensieri”.
Il Messico, una delle nazioni con il maggior numero di cattolici al mondo, è anche quella che negli ultimi anni ha contato il maggior numero di preti e operatori pastorali ammazzati: quattro nel 2017, sei negli ultimi 5 anni.