Testimoniare i confini: Andrea Mori si racconta

Ad Aulla una conferenza agli studenti del Liceo Leopardi

Andrea Mori

Il 17 settembre scorso, il Liceo Classico “Giacomo Leopardi” ha ospitato una conferenza con il dott. Andrea Mori. L’incontro, rivolto a tutte le classi e aperto alla cittadinanza, è stato l’occasione per ascoltare la testimonianza e il racconto della sua esperienza di volontariato sulla rotta balcanica.
Laureato in Lettere Moderne, ha raccontato come nel 2023, abbia deciso di viaggiare per esperienze sul campo, partendo dalla Palestina. Il suo percorso non si è fermato qui: è poi partito alla volta dell’Africa, attraversando Kenya e Sud Africa, e raccontando le condizioni di vita e le difficoltà di questi Paesi sulle pagine di «Africa», il bimestrale nato per superare cliché e luoghi comuni legati al continente. Andrea si è infine recato in Burundi, dove si è dedicato a ricerche per realizzare un documentario sulla drammatica piaga dell’abbandono dei minori, fenomeno estremamente diffuso nel Paese.

Infine è tornato in Italia per dedicarsi alla stesura della tesi di laurea, incentrata sul ruolo e le attività delle organizzazioni non governative. Ed è proprio sul ruolo di queste ultime che Andrea si è concentrato nella conferenza, raccontando la sua esperienza da volontario con “No Name Kitchen”, un movimento di attivisti impegnati nella tutela dei diritti delle persone in movimento e definito un vero e proprio “occhio della società civile”.
Attraversare i confini, infatti, si rivela spesso drammatico per le violenze e gli abusi della polizia di frontiera, responsabile dei cosiddetti «push back»: respingimenti forzati, segnati da umiliazioni e brutalità. Il movimento si impegna a contrastare queste dinamiche violente per favorire percorsi più sicuri e non discriminatori, agendo sia tramite la sensibilizzazione della cittadinanza sia con interventi concreti sul campo: dalla distribuzione di beni di prima necessità alle visite nei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), fino alle operazioni di ricerca e soccorso (Search and Rescue).
Durante l’incontro ad Aulla, Andrea si è soffermato in particolare sul suo lavoro all’interno delle squadre di ricerca, operative H24. Sul confine tra Bulgaria e Turchia, funziona una Safeline, linea telefonica d’emergenza che le persone in movimento nelle foreste bulgare possono contattare per comunicare con i volontari. Attraverso questo canale vengono raccolte informazioni fondamentali per organizzare i soccorsi: posizione geografica, numero di persone presenti, nazionalità, condizioni di salute, data di nascita ed eventuale livello di carica dei cellulari.
L’intervento dei volontari non è però privo di rischi: le forze dell’ordine vedono spesso di cattivo occhio queste realtà – non sono rari infatti gli atti di intimidazione e violenza ai danni degli attivisti, pur operando nel pieno della legalità – e la presenza di trafficanti pronti a speculare sulla vulnerabilità dei migranti complica ulteriormente il quadro.
Di volta in volta, le squadre valutano con attenzione se e come intervenire di fronte alle chiamate di emergenza. Quando riescono a raggiungere i gruppi prestano il primo soccorso e allertano le autorità sanitarie: molto spesso si trovano ad assistere persone affette da ipotermia o patologie gravi, con fratture, oppure donne in stato di gravidanza, la cui sopravvivenza dipende da un aiuto tempestivo.
Con la sua testimonianza e i suoi racconti, Andrea ha svelato una realtà sconosciuta alla maggior parte dei presenti. Oltre al lavoro sul campo, il suo ruolo comprende anche la redazione di reportage per il progetto Bloody Borders: una iniziativa di monitoraggio continuo nata per denunciare le violazioni dei diritti umani, i respingimenti forzati e la violenza sistematica delle forze dell’ordine lungo le frontiere europee.
La passione di Andrea per la scrittura e per l’inchiesta ha radici locali: ha mosso infatti i suoi primi passi da giornalista proprio sulle pagine del Corriere Apuano, dove ha iniziato ad affinare uno sguardo critico che oggi mette al servizio dei diritti umani. L’incontro al Liceo “Leopardi” è stato così un’occasione preziosa per mostrare agli studenti come la cura per l’informazione possa diventare uno strumento concreto di testimonianza e impegno sociale.

Emma Tarantola