San Francesco narrato da Franco Cardini

Tra aneddoti e fonti storiche, un incontro molto partecipato a Massa, nel parco della Rinchiostra Nel programma delle iniziative nell’800.mo anniversario della morte del santo di Assisi

Il prof. Cardini con il Vescovo Mario nel parco della Rinchiostra a Massa

Non ha davvero bisogno di grandi presentazioni Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale presso l’Università di Firenze e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Cattolico praticante “e nonostante questo ancora credente”, secondo la simpatica definizione che dà di sè stesso. Politicamente schierato ma pure anarchico e irriverente, quanto sa esserlo ogni buon fiorentino, è tra i massimi esperti di storia delle crociate e del mondo islamico e dei suoi rapporti sociali e religiosi con il mondo cristiano.
Nel parco della Rinchiostra a Massa, lo venerdì 19 giugno, lo storico, saggista e giornalista ha narrato alcuni aspetti della figura di San Francesco (sul quale ha scritto diversi saggi e una monografia) alla presenza del vescovo Mario Vaccari e del sindaco di Massa, Francesco Persiani, nell’ambito degli incontri organizzati dalla Diocesi e dal Comune in occasione degli 800 anni dalla morte del santo.
Dopo i saluti del sindaco, il vescovo Mario ha introdotto la figura di Francesco, domandandosi spiritosamente se sarebbe stato contento della sua scelta di diventare vescovo e ha poi lasciato spazio al prof. Cardini che, nonostante l’età, ha saputo letteralmente trascinare l’uditorio in una cavalcata di due ore sulle orme del patrono d’ Italia. Scoppiettante l’esordio.
Lo storico si è subito scusato con i presenti per non essere un “francescanista”. Di non far parte, cioè, di quella “comunità chiusa e polemica di studiosi, bravi e tutti miei amici, ma con cui ho dovuto concludere un armistizio”. Non le manda a dire il professore. Il dissing, come si usa dire oggi, tenzone avrebbe detto Dante, non è esclusiva moderna tra cantanti rap più o meno famosi.

Il pubblico che ha assistito alla conferenza su San Francesco d’Assisi

Un paio di amichevoli frecciate sono volate anche verso Alessandro Barbero e sul suo “San Francesco” che, a detta del prof. Cardini, avrebbe venduto un po’ meno del solito!
Da sempre attratto dalla figura di Francesco, Cardini è arrivato al santo passando dall’Oriente e dai suoi studi sul nipote del grande Saladino, il sultano Al Malik-al Kamil, che scopriamo essere stato membro di una confraternita sufi, riconoscibili dall’abito di lana fornito di cappuccio a punta, simbolo della potenza di Dio, “e i dervisci, derivazione dei sufi danzano e cantano e, guarda un po,’ lo faceva anche il nostro Francesco che conosceva bene la musica e la poesia cortese”.
E dunque un personaggio un po’ “strambo” questo santo, subito tanto popolare e scomodo ma in qualche modo utile alla Chiesa e alla società del tempo. Non era ancora morto che già le biografie si sprecavano. Ma le fonti non concordano, anche perché “non sempre sappiamo leggerle – spiega Cardini – la lettura di una fonte è un esercizio di critica. Non dobbiamo mai pensare che gli uomini del Medioevo fossero come noi: non solo è un errore storico, ma anche antropologico. Ci divide una distanza abissale; solo l’uso dell’antropologia culturale correttamente applicata permette di fare meno errori.
E allora scopriamo che l’Alter Christus, il santo che convettiva i lupi, era umanamente incline al vizio della gola: in punto di morte chiede infatti a Jacopa de Settesoli di portargli i mostaccioli, di cui in punta di dita assapora il miele. E anche che era fortemente attratto dalle donne al punto di necessitare di “docce fredde” che lui faceva nella neve per calmare gli ardori e che “quando era nel mondo” non riusciva a vincere il disgusto per i lebbrosi. Allora, dicevamo, scopriamo un santo scomodo che in gioventù, secondo i canoni dell’aristocrazia del suo tempo, si è dedicato a sesso, vino e guerra.
Una gioventù che la “Legenda maior” di Bonaventura da Bagnoregio riporta in sottotono. Poi, però, scopriamo che il giovane francescano Tommaso da Celano aveva già scritto una vita di Francesco, ma non era risultata abbastanza agiografica per le necessità del tempo. E addirittura impariamo che il padre del santo era stato un usuraio cosa di cui il figlio sentiva il peso.
Dopo questo assestamento la tradizione di Francesco rimane stabile fino alla fine del XIX secolo quando la filologia evoluzionista di derivazione positivistica entra a gamba tesa nella storia dei santi e delle reliquie, il nuovo sapere scientifico colpisce anche la Chiesa. Nasce l’idea che Gesù sia stato il più grande uomo mai vissuto, davvero morto e mai risorto. Inizia il tentativo sistematico di distruzione del cristianesimo e di conseguenza della storia di Francesco, in una polemica che continua ancora e che crea una tensione irrisolta tra due modi opposti e lontani di vedere fratello Francesco e che è parte del suo fascino.

Silvia Laudanna